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lunedì 9 aprile 2018

book & blog


Carissimi lettori e lettrici, puntuali visitatori sconosciuti del blog.

Oggi, ho ricevuto una bellissima mail di uno di voi. 

Di solito le mail riguardano richieste di pubblicazione, interviste o recensione. "P.R." , persona sconosciuta del blog, mi ha scritto per complimentarsi per il blog, mi scrive: 
Gentilissima,
stamattina come per magia mi sono imbattuto nel suo sito, con relativo concorso. Ho passato parte della giornata nel visionare tutto il blog, leggendo ed imparando tante cose. L'ho trovato bello, fresco, femminile.
Le sue parole mi hanno riempito di gioia. Tante volte ho pensato di non scrivere più ed eliminare il blog. Pochi amano interagire. Molti fanno fatica a iscriversi come lettori fissi, persino quando lo chiedi in cambio della recensione, iscrizione che dovrebbe essere scontata, visto che hai deciso di rivolgerti a questo blog.

La mail di questo sconosciuto del blog, è come uno stimolo a non abbattermi e a continuare, in questo mondo di libri, dove è difficile trovare una collocazione, non parlo di cucina e nemmeno di moda. 

Parlo di libri e i libri non fanno "fashion"

Purtroppo no. Ma chi ama come me i libri, non demorde, è come un compito segreto che ci è affidato dal suono silenzioso delle parole di carta che ogni libro ci sussurra in silenzio. 

Noi blogger dei libri lo sappiamo, e silenziosamente, anche senza like o lettori fissi, proseguiamo nella nostra battaglia per informare i lettori, casuali e fissi, su tutto ciò che lega un libro alla nostra vita. 

Vi avvolgiamo nel profumo dei libri, nell'incanto dei romanzi classici, nella freschezza dei romance, nella fantasia di mondi lontani, nel mistero di gialli irrisolti, nella conoscenza di autori nuovi, conosciuti o dimenticati...

Buona giornata e perdonatemi se mi sono dilungata troppo.
Maria Lucia 

venerdì 6 aprile 2018

Bed&book

Carissimi lettori e lettrici

quanti di noi hanno sognato di dormire all'interno di una libreria o di una biblioteca? 

Addormentarsi tra il profumo delle pagine dei libri. 
Dormire accarezzati dalle pagine dei vostri autori preferiti.

 Sognare che i protagonisti delle storie racchiuse all'interno dei libri, deposti nei vari scaffali, possano uscire dai libri e parlare con noi, condividere  le loro emozioni con noi lettori.

Un sogno semplicemente un sogno...

Fino a ieri cari lettori e lettrici, da oggi si può.  Il nostro sogno è diventato realtà. Se già lo era in altri stati, oggi lo è anche in Italia.

 Non dobbiamo prendere un volo per recarci  In Inghilterra e prenotare una stanza al GLANDSTONE'S LIBRARY, albergo che possiede circa 250 mila volumi tutti a disposizione dei clienti.

 Possiamo anche fare a meno di andare a New York al LIBRARY HOTEL, dove la direzione ha messo a disposizione ben sei mila libri. 


Fra qualche settimana si potrà dormire tra i libri anche in Italia , a Napoli nella zona del Vomero, è stata inaugurata: Mooks Mondadori Bookstore. 


La libreria-hotel è stata progettata sullo stile di quella di Tokyo, ed offrirà comodi letti tra gli scaffali della libreria. Ed ecco che il sogno di noi lettori italiani si potrà avverare. Un piccolo paradiso per dormire tra il profumo dei libri, non è una meravigliosa biblioterapia?
Allora chi viene con me?

domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua 2018

Carissimi lettori e lettrici che seguite il blog
vi auguro di trascorrere una Pasqua serena e tranquilla in pace e armonia con voi stessi/e e con tutto ciò che vi circonda.


A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.
Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.
Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola de
ll’ovo.
(Guido Gozzano)


Buona Pasqua

giovedì 1 marzo 2018

01/03/1873: nascita della macchina da scrivere



Carissimi amici ed amiche

il primo marzo del 1873 la mitica Remington inizia la produzione di macchine da scrivere a New York.

 L'azienda era e continua a essere nota per la produzione di armi, tuttavia a lei dobbiamo la prima produzione di macchine da scrivere, che alleviarono di molto la vita degli scrittori, e non solo.

Pensate che l'idea era nata da un italiano, Giuseppe Ravizza che nel 1835 dall'incontro con l'ing. Conti, costruì un laboratorio in casa sua, ed avviò la costruzione della macchina da scrivere. Per la precisione lui inventò il cembalo scrivano, che era un ausilio della mano nello scrivere.
« Chiamare la meccanica in aiuto all'estesa e importante operazione dello scrivere, sostituire nell'uso generale della mano che traccia le lettere, l'azione d'un meccanismo, in cui le lettere sono già formate perfette e uniformi, invece che operare con una sola mano, operare con ciascuna delle dieci dita, ecco il problema che io mi sono proposto e alla cui soluzione attendo da 19 anni. »
(Giuseppe Ravizza)

Purtroppo, nessuno in Italia valorizzò la sua invenzione, che finì nel dimenticatoio. Idea che venne "ripresa" dalla Remington ed ebbe un successo enorme. All'italiano Ravizza non era stata riconosciuta la partenità dell'invenzione e morì nel 1885, quando negli Stati Uniti la sua "opera" era venduta con notevole successo ed apprezzamenti.

"Nel 1868 l'americano Christopher Latham Sholes (1819 – 1890) brevettò, per conto della Remington, una macchina da scrivere che si basava su principi del tutto identici a quelli della macchina di Ravizza. Siccome il Cembalo scrivano fu esposto anche in Inghilterra, si pensa che l'americano conoscesse la macchina dell'italiano. Inoltre il cembalo scrivano presentava dei congegni in più quali la possibilità di ottenere, a seconda dell'esigenza, le lettere maiuscole o minuscole, cosa che non era presente nella macchina della Remington. Un altro indizio era l'assenza del campanellino che suonava a fine riga, del quale era già dotato il cembalo scrivano. Tutto ciò faceva sospettare che Sholes avesse approfittato dell'invenzione del Ravizza.
Il 29 gennaio 1940, il Podestà di Ivrea, per conto della Soc. An. Olivetti, donò al Museo Civico del Broletto di Novara, un modello del Cembalo scrivano dell'avv. Giuseppe Ravizza con tutti i brevetti attinenti che documentavano la priorità italiana nell'invenzione della macchina da scrivere.[5]"

Grazie a Wikipedia per le notizie che sempre ci fornisce e da cui possiamo attingere.
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ravizza

mercoledì 14 febbraio 2018

San Valentino

Buongiorno  a tutti/e
Buon San Valentino a chi è innamorato, ma anche no, a chi ama i propri figli, a chi ama  il gatto o il cane,  a chi ama in  silenzio, a chi ama stare solo, a chi ama gli amici, a chi  ama i libri o la musica, a chi ama la vita....

Un pò di Storia per una festa tutta commerciale

San Valentino è nato a Terni nel 176 e morì decapitato all'eta di 93.
Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della via Flaminia, nei pressi di una necropoli. Le reliquie del Santo sono nella Chiesa della Madonna di Loreto a Rovereto.
Altre reliquie sono presenti anche nella cattedrale di Maria Assunta di Savona, nella chiesa medievale di San Valentino di Sadali in Sardegna, a Belvedere Marittimo in Calabria e nella chiesa matrice di Vico del Gargano dove viene venerato come protettore della città e degli agrumeti .
Ecco una serie di miracoli compiuti dal santo:
  • Una di esse narra che Valentino, graziato ed "affidato" ad una nobile famiglia, compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo "carceriere": Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: « [...]  dal tuo Valentino...».
  • Un'altra, di origine statunitense, narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d'affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini.
  • Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall'amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi.
La città del santo, Terni, invoca san Valentino come principale patrono, numerosi eventi e celebrazioni sono organizzati nel corso del mese di febbraio, il più noto è probabilmente la festa della promessa, la domenica precedente il 14 febbraio, in cui centinaia di giovani vengono a Terni in vista del loro matrimonio nei mesi seguenti.
Il bel paesino di Panchià (TN) lo festeggia come patrono della parrocchia. In provincia di Verona il paese di Bussolengo lo invoca come santo patrono. Qui si svolge, ormai da più di cinquecento anni, la Fiera di San Valentino nella settimana a cavallo del 14 febbraio, ed è la festa principale e caratterizzante di Bussolengo, inizialmente del bestiame, poi diventata gradualmente esposizione di numerose macchine agricole e ora anche di automobili. La festa si protrae per più di un mese grazie alla presenza, consolidata nei decenni, di un esteso Luna Park, con stand enogastronomici e altre attività che si sono aggiunte negli anni, come l'organizzazione in tensostrutture di spettacoli ed una porzione di fiera commerciale al coperto. Patrono del paese di Sadali (CA), considerato protettore dei matrimoni, san Valentino, la cui chiesa fu forse edificata da monaci bizantini, viene qui ricordato non a febbraio, ma ad ottobre e la festa sarda dura tre giorni. Il santo è anche patrono del paese lucano di Abriola (PZ) e di Vico del Gargano in provincia di Foggia. In provincia di Brescia il paese di Breno lo invoca come patrono ed è festeggiato a Cossirano, la frazione di Trenzano. È festeggiato inoltre a Quero in Provincia di Belluno: in un pendio annesso all'oratorio, dopo la messa, vengono fatte rotolare delle arance che i fedeli cercano di raccogliere prima che finiscano nel canale sottostante. Si onora come patrono anche nella cittadina che dal santo trae il proprio nome San Valentino Torio (SA) e durante i festeggiamenti c'è la sagra della purpetta e pastenaca (polpetta di carote). In provincia di Teramo il paese di Fano Adriano lo invoca come patrono, e dove fino agli anni '90 veniva festeggiato la prima settimana di settembre. È anche il patrono del paesino "Chiasiellis diMortegliano" in provincia di Udine, è raffigurato da una statua di un prete molto giovane, e si festeggia la prima domenica dopo il 14 febbraio. Festeggiato a Zoppola (Pordenone) con consegna di una candela da accendere durante i temporali che scongiura grandine e tempeste Inoltre è patrono anche della città di Limana, un paese in provincia di Belluno dove ogni anno si festeggia con una festa in piazza. È il patrono anche di Quinto di Treviso (TV) che lo festeggia con una bella festa in piazza che dura una settimana. I festeggiamenti sono dedicati ai bambini, con giostre, frittelle e tanti giochi. La festa si conclude il sabato o la domenica successivi al 14 febbraio con una bella sfilata di carri mascherati.


(notizie tratte da WIKIPEDIA)

sabato 27 gennaio 2018

Il giorno della Memoria

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, dedicato a tutte le vittime dell'Olocausto che ha causato la morte di circa sei milioni di ebrei. L'odio razziale ha colpito senza risparmiare alla morte donne o bambini.
Il male si è abbattuto non solo su uomini, donne e bambini ebrei, ma su tutti coloro che venivano considerati essere inferiori.
Essere omosessuale o disabile era sufficiente per essere deportato. Essere pazzo era un altro motivo. Essere semplicemente vicino ad una fila di deportati, e se uno in fila moriva, veniva sostituito e messo in fila al suo posto. Morivano Polacchi e Rom.
Si moriva nei campi di "lavoro". Si pativa il freddo e la fame. Si perdeva la dignità. Non eri più una persona,ma un cumulo di ossa che nella morte trovava la liberazione alla sofferenza lenta e crudele loro inflitta.
Si perdeva la speranza.
Si perché dai racconti dei sopravvissuti abbiamo compreso che l'unico modo per tenersi in vita era legato ad un sottile filo di speranza di riuscire a sopravvivere a quell'orrore.
Non tutti, per fortuna. È grazie a chi non ha perso la speranza, è grazie ha chi ha lottato contro la morte che abbiamo la testimonianza dell'orrore che per anni ha pervaso Europa.
Molte sono le testimonianze ed è importante leggerle e tramandarle. Perché mantenere in vita la memoria degli orrori degli stermini può aiutarci a fermarli. A fare in modo che non succedano più.
Abbiamo il compito di ricordare. Abbiamo il compito di non dimenticare. Abbiamo il compito di vigilare affinché la nostre società non producano altri mostri.
Negare la Storia come alcuni vorrebbero fare è soltanto un modo per generare altre stermini. Ciò non può e non deve accadere, per tutti i milioni di persone ebrei e non che sono stati uccisi, per tutti coloro che sono entrati persone ed sono diventati fumo dei camini di quei terribili forni crematori.
Vi ricordo alcuni testi che potete leggere, per mantenere vivo il ricordo anche voi.












sabato 13 gennaio 2018

Tristezza vai via...


Carissimi amici ed amiche
oggi non ho voglia di leggere, devo terminare ancora il libro del gruppo di lettura a cui sono iscritta, non mi ha entusiasmato tanto, forse per questo fatico a terminare la lettura. 
Ma non mi piace lasciare il libro a metà, so che lo terminerò, ma non oggi. 

Oggi voglio aprire le finestre, far entrare l'aria, ancora fredda e pungente dell'inverno,  che ti sveglia penetrando nelle ossa. 

Voglio accendere la radio. 

Voglio ascoltare un po' di musica. 

Voglio ballare ed urlare al suono di una musica trascinante che mi ricordi anche gli anni di quando ero ragazza ed ero felice senza motivo. 

Al contrario di adesso che senza motivo mi sveglio "incazzata". Al contrario di oggi che non so più apprezzare le piccole cose i piccoli gesti quotidiani che mi rendevano felice di assaporare la vita giorno dopo giorno.

Mi manca la spensieratezza. Mi manca il profumo del mare della città in cui sono nata.
Vi lascio con un brano di un gruppo musicale che riesce a ricordarmi gli anni di quando ero ragazza e a spazzare via la tristezza che a volte mi assale.

Spero piaccia anche a voi.
Un abbraccio amici ed amiche virtuali.

mercoledì 10 gennaio 2018

La lettrice di carta


Carissimi lettori e lettrici

il 7 gennaio del 2016 nasceva il mio blog con il nome l'otto pensieri e parole, nome cambiato dopo un anno, e con una nuova veste grafica nel gennaio del 2017.


Adesso il blog si chiama LA LETTRICE DI CARTA e continua la sua vita, a volte silenziosa, a volte animata dai vostri commenti. 

Spesso mi sono chiesta perché continuare, il tempo è sempre tiranno, tra casa, lavoro e famiglia, mi rimane ben poco. Ma non smetto, perché adesso siete tanti a seguirmi, siete tanti a leggerlo, siete tanti a chiedere presentazioni e recensioni. 
Allora continuo,  magari qualcuna di voi aspetta, pazientemente, la recensione, ma sa che arriverà e che leggo sempre con attenzione  il romanzo inviato.

Certo il blog ha qualche pecca, non aggiorno le rubriche, come quella di Biblioterapia, con regolarità, altre le ho quasi abbandonate come mestolo e cucina... Ma resisto.

Resisto perché so che voi ci siete. 
Resisto perché fa piacere leggere che il blog viene seguito, siamo quasi a quota 67 mila letture in due anni di vita. 
Resisto perché continuate ad aggiungervi come lettori fissi al blog, senza blog tour o giveway. 

Resisto perché ci SIETE. 

Resisto e vi ringrazio tutti/e perché, giorno dopo giorno, leggete e rendete vivo il blog:  La lettrice di carta.

Un grande GRAZIE E UN ABBRACCIO a VOI TUTTI/E.


giovedì 21 dicembre 2017

Buon Natale

Carissimi amici ed amiche lettori e lettrici, scrittori e scrittrici, il Natale è già alle porte. 


Vi auguro un Natale di gioia e calore umano.
Un Natale vero senza stereotipi e regali.
 Un Natale in cui possiate stringere una mano o una zampa e con essa scaldarvi il cuore.
Un Natale sereno e tranquillo con il sorriso.
Un Natale d'amore.
Un Natale di affetti sinceri.

Buon Natale a tutti/e voi




A Natale non si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.

Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali.

Alda Merini

sabato 25 novembre 2017

A tutte le donne maltrattate


A tutte le donne che giorno dopo giorno subiscono violenza dai loro mariti, compagni, fidanzati o dai loro ex. 

Le donne maltrattate non esistono soltanto il 25 novembre, loro piangono e soffrono in silenzio tutti i giorni. 

Si parla tanto di loro in questi giorni celebrativi, ma poi finita la giornata cala il solito velo di silenzio sulle loro vite. 
Ma loro esistono e chiedono aiuto sempre, cominciamo a cambiare il linguaggio soprattutto giornalistico, non trasformiamo le loro vite in talk show. 

Aiutiamole in sinergia tra centri anti-violenza, forze di polizia e  assistenti sociali.
Aiutiamole tutti i giorni ognuno di noi per le proprie possibilità.
Aiutiamole ad uscire dalla spirale della violenza, affinché anche loro possano tornare a sorridere.





Lividi e Lacrime
di
 Ferlisi Maria Lucia


Non so da quante ore sono rannicchiata per terra. Mi alzo lentamente e mi avvio verso il bagno.
Le gambe sono indolenzite e sul fianco sento una stilettata, come se un pugnale mi avesse colpito.
Mi avvio verso il bagno e mi specchio, l’immagine riflessa è pietosa, il viso e letteralmente disfatto.
Somiglio a una maschera di clown, le lacrime hanno fatto scempio del trucco, il mascara è colato, ma non doveva essere waterproof?
Le solite bugie della pubblicità, di sicuro cambio marca! Forse è meglio che faccia un bagno rilassante, magari con un olio essenziale, apro il rubinetto e lascio riempire la vasca d’acqua calda in cui verso gocce di lavanda, subito si sprigiona un delicato profumo che mi rincuora. Lentamente mi spoglio lasciando cadere gli indumenti per terra, e m’immergo nell’acqua.
Comincio a sentirmi meglio.
Immergo la testa sotto l’acqua, trattengo il respiro e conto un due, tre…dodici, tredici…quanti secondi occorrono per sentire l’acqua che ti entra dentro i polmoni, quanti minuti occorrono per morire annegata. Non lo voglio sapere, non questa sera.
Si sono uno straccio, ma la vita ha ancora un valore per me. Scaccio questo pensiero triste e con la mente cerco di ripercorrere i momenti in cui ho conosciuto mio marito.
Era il 18 marzo festa del patrono, grande sagra in paese con vendita di frittelle, banchi di caramelle, e le immancabili giostre. Con la mia amica siamo sull’autoscontro, lui era lì, mi aveva colpito subito, i capelli neri sparati all’insù, pieni di gel, gli occhi castani, la barba incolta, la sigaretta tra le labbra.
Aveva un’aria spavalda e sicura di sé, che mi aveva letteralmente travolto. Anche lui mi aveva notato e mi aveva chiesto di uscire con lui la sera stessa. Era arrivato in moto. Dio com’era bello e com’era innamorato.

Passava tutti i giorni a prendermi dalla parrucchiera dove facevo l’apprendista, mi caricava in sella e poi rombando il motore partiva in gran velocità e mi accompagnava a casa.Era dolce. Sì, allora lo era. Lui mi vuole bene. Sono io che sbaglio. So che a lui non piace che io vada a trovare mia madre, potrei evitarlo, invece non rispetto mai i suoi desideri.
Vero, non gli piace che vada a fare la spesa da sola, deve sempre accompagnarmi, che male c’è? Questo è amore.Lui mi ama. Ne sono certa.

Vero, non ho il bancomat, non mi ha mai concesso di averlo, spendo troppo e poi sono distratta magari lo dimentico da qualche parte. Poi non lavoro, quindi i soldi li deve gestire lui. Ha ragione. A volte mi trucco troppo, lui ama il viso acqua e sapone, potrei evitarlo. Poi basta con le minigonne, ho già ventotto anni è ora che copra le gambe.
Non sono una ragazzina.
Ha ragione.
Sono una stupida, sono proprio una stupida, lui lo sa bene.
A volte cedo alla tentazione del trucco e della mini, ma non ho bisogno di questi belletti, sono sposata. Gli uomini non devono guardarmi: io sono di mio marito. Mia madre dice sempre che devo lasciarlo, che non mi fa respirare, che devo vivere la mia vita, vestirmi e truccarmi come voglio.
Lei, non può capire, è una figlia dei fiori, gridava nelle piazze e non si è mai sottomessa a mio padre. Lei non ha mai voluto che lo sposassi, era contraria, anche perché aveva voluto che lasciassi il lavoro e per lei questa era stata una premonizione:
Con lui non sarai mai felice”.

Aveva sentenziato. Lei non conosce l’amore, quello che ti toglie il respiro, che ti fa sentire unica, un corpo e un’anima con il tuo amato.
No, lei non è mai stata amata in maniera così totale ed esclusiva. Mio marito dice che lei è invidiosa della mia felicità, ed è per questo che devo tagliare il cordone ombelicale che mi lega a lei. Fino a quando non lo farò, la nostra vita sarà un inferno.
Ha ragione.
L’acqua della vasca si è raffreddata, pertanto esco e prendo l’accappatoio per asciugarmi. Mi dirigo verso la cucina e mi faccio un caffè, mentre ingoio l’ennesima aspirina.
Guardo l’orologio sono già le cinque, fra un po’ arriva, meglio che mi vesta non ama trovarmi in disordine e la cena deve essere pronta per le sette in punto.
Sono piccole inezie, posso accontentarlo, non è un grande sacrificio, come pensano le mie amiche che amano solo bighellonare nei centri commerciali o spettegolare.
Mio marito dice sempre:
le donne devono stare in casa a fare le pulizie, cucinare e scopare” !
Ha ragione.

Quando mi lascia i lividi, lo fa per me, così mi ricordo di non sbagliare, di non ripetere sempre gli stessi errori. Accidenti con tutti questi pensieri mi è sfuggito l’orario. Adesso la cena non è pronta, spero che mi perdoni, ho ancor i lividi di ieri sul corpo, mi fanno male. La chiave sta girando nella serratura della porta, sono impietrita, so già che mi prenderà a schiaffi.
No, ti prego basta, lo so non lo faccio più”.
Invoco con la mente. Eccolo è entrato. Butta le chiavi sopra il mobile posto all’ingresso e si dirige verso il bagno, neanche una parola. Sento che tira lo sciacquone, e si avvia verso la cucina.
Sto sudando.

Sento già il suo urlo: “Che cazzo hai fatto fino ad ora? Dove sei stata stupida oca giuliva, neanche capace di preparare la cena ad un uomo che lavora tutto il santo giorno sei capace”. Dalle labbra non esce nessun suono, le parole si sono seccate nella gola.
Si avvicina, mi sbatte contro il muro, sento il suo alito contro il mio, una mano è stretta contro la gola e mi sussurra:
Sei solo una povera, stupida, inutile, donna, non vali nemmeno cinque lire”.
Adesso vai in cucina e mi prepari subito qualcosa” e mentre m’intima di farlo mi sferra un calcio che mi fa cadere a terra, si mette a ridere.
Non sei nemmeno capace di stare in piedi”.

Rimani pure lì, vado a mangiare da mia madre, stupida.
Stupida, è vero sono stupida.
Stupida perché ti giustifico sempre, stupida perché ho permesso che mi picchiassi, stupida perché rimango qui.

Basta!

Vado in stanza da letto e preparo velocemente la valigia.

Prendo solo poche cose, non ho nulla da ricordare, niente foto, o souvenir non voglio ricordare nulla.
Da oggi riprendo in mano la mia vita.
Scendo le scale, cantando.
Felice, come quando ero una ragazzina, andrò da mia madre i primi tempi, poi cercherò lavoro come e parrucchiera e andrò a vivere per conto mio…
I sogni di una nuova vita s’interrompono sull’ultima rampa di scale.
Lui è tornato indietro.

Mi fissa sbalordito.
Che cazzo fai, cosa sono quelle valigie, muovi il culo e torna indietro povera stupida, dove credi di andare. Chi ti vuole con quel culo che sembra un’anguria gigante!” Ride a crepapelle pronunciando quelle parole.
Lo fisso, ho lo sguardo annebbiato dalle lacrime.
Si, ma questa volta sono lacrime di rabbia, non di paura. Non so come, ma sento dentro di me una forza sconosciuta che mi penetra, scompaiono la paura e il dolore.
Sono forte.
Gli sferrò un calcio, lo manco, ma ormai il mio corpo è avvolto in una spirale di forza, sferrò un altro calcio, questa volta lo colpisco, perde l’equilibrio e cade all’indietro, batte la testa contro un gradino.
Rimane, per alcuni secondi, immobile, per terra, poi si alza, dolorante.

Mi metto a ridere, forte sempre più forte, e lui diventa sempre più piccolo ai miei occhi.
Non si muove. Sente dolore alle gambe e alla testa. Lui il grande picchiatore, adesso è fermo inebetito dal dolore e dalla sorpresa.

Gli passo davanti con le valigie. Lo guardo e ridendo gli urlo:
Sei solo uno stupido non riesci nemmeno a stare in piedi”!


La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole