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lunedì 16 aprile 2018

Le otto montagne di Paolo Cognetti


Le otto montagne di Paolo Cognetti
recensione di Maria Lucia Ferlisi

Pietro è un ragazzino tranquillo, un po' solitario, una madre che lavora in un consultorio ed un padre che lavora in una industria come chimico. 

Una vita familiare tranquilla fatta di molti silenzi anche e di tanta rabbia mista a nostalgia per la vita in città, lontani dalla purezza delle montagne. 

Vivono in una casa piccola, poco luminosa, dove anche affacciarsi ad un balcone non procura nessun piacere, vedi solo altre case, tutte in fila, tutte grigie, nulla a che vedere con le montagne. Luogo dove i suoi genitori si sono innamorati. E dove adesso ritornano ogni volta che possono. 

Il padre trasmette al figlio l'amore per la montagna, per le arrampicate silenziose, per il raggiungimento delle vette con l'unico obiettivo di ammirare quel silente panorama. 

Si recano a Grana un piccolo paese ai piedi del Monte Rosa e decidono di trascorre tutte le estati lì. Si, perché la vera montagna è bella nel periodo estivo, quando le ondate di turisti preferiscono altre mete, quando non senti più il loro fracasso che devasta la purezza ed il candore della montagna.

"L'inverno , in quegli annui, diventerà per me la stagione della nostalgia. Mio padre detestava gli sciatori, non voleva saperne di mischiarsi con loro: trovava qualcosa di offensivo nel gioco di scendere per la montagna senza la fatica di salirci, lungo un pendio spiazzato dalle ruspe e attrezzato con n cavo a motore. Li disprezzava perché arrivavano in massa e si lasciavano dietro soltanto rovine."

La madre risparmiando è riuscita ad affittare una piccola casetta per la gioia del marito e del figlio. Ed è proprio in quel paesino montanaro che Pietro incontra Bruno, un ragazzo della sua età che lavora occupandosi della vacche e del pascolo. Diventano amici e iniziano a scoprire luoghi abbandonati, torrenti e a rafforzare la loro amicizia. Estate dopo estate la loro amicizia diventa quasi fraterna al punto che i suoi genitori lo accolgono in casa a Milano per farlo studiare.

"Restammo zitti. Io che sapevo com'era non avevo bisogno d'immaginare niente per rivoltarmi contro quell'idea. Bruno avrebbe odiato Milano e Milano avrebbe rovinato Bruno, come quando sua zia lo lavava e vestiva e lo mandava da noi a imparare i verbi"

Ed estate dopo estate si rafforza il rapporto con il padre con le camminate lungo quelle montagne, con la scoperta delle montagne, della neve dei sentieri duri e ripidi, un approccio alla montagna che è un forte insegnamento alla vita. Ma ci vuole tempo per comprendere. Perché Pietro si allontanerà dal padre e da Bruno.

"Forse io e Bruno vivevamo davvero dentro il sogno di mio padre. Ci eravamo ritrovati in una pausa delle nostre esistenze: quella che mette fine a un'età e ne precede un'altra, anche se questo l'avremmo capito soltanto dopo.

Un romanzo di formazione incentrato sull'amicizia e sul rapporto padre figlio.
Una storia semplice, ma raccontata bene, basandosi sul non detto, sui silenzi, sulla difficoltà generazionale tra padre e figlio. Tra un genitore rabbioso e nostalgico ed un figlio inquieto. 

Su questi sentimenti prevale la montagna, descritta nel periodo più bello: l'estate, quando ne puoi ammirare la bellezza nei percorsi, nei colori, nei silenzi. 

Una montagna che fa da padre, che sembra allargare le braccia per accogliere le amicizie, l'amore, la nascita e la rinascita. Una montagna che sa penetrare i cuori anche quelli duri, come il cuore del padre di Pietro, ma che sa anche quietare gli animi. Una storia dura ma raccontata con eleganza e trasporto, amore e cruda realtà.

 Con una scrittura tranquilla e  nitida Paolo Cognetti riesce a parlare di sentimenti di rapporti difficili tra padre e figlio,  con un pizzico di nostalgia, di amarezza che rendono la storia piacevolissima da leggere.



Sinossi


Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.

Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.

Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.

mercoledì 11 aprile 2018

"La morte non è ammessa, qui" Nicole Pezzotti

"La morte non è ammessa, qui" 
di 
Nicole Pezzotti

recensione di Ferlisi Maria Lucia

Francesca è una ragazza che lascia l'Italia per girare il mondo, fare nuove esperienze, esplorare nuovi mondi e magari in questa ricerca trovare il suo posto. 

Fermarsi nel luogo che riconosca come suo. 

Ma ogni luogo la respinge costringendola nella ricerca di altro per placare quel vuoto che ha dentro. Vive con 4 gatti: Regina, Jazz, Gocciolina e Balu'. 
Affronta la vita come se ogni giorno fosse l'ultimo, vive con l'eterna ebbrezza di un lancio di volo nell'azzurro del cielo.

Tristan è un musicista, mezzo irlandese, mezzo pellerossa, suona la batteria in un sordido bar di periferia, a Richmond. 

Un uomo di 35 anni che porta su se stesso il peso di esperienze negative, fuma erba ogni lunedì sera, beve, tanto, è sposato, con la sua compagna di college, da 12 anni. Una vita già finita.

Tristan la guardava e lei non se ne accorgeva. La osservava con attenzione. Scopriva i dettagli: la mano, piccola, che tamburellava sul bancone cercando risposte; la sigaretta accesa che fumava con avidità; il viso espressivo e dolce; i capelli bruni e lunghi fin a sfiorare i fianchi, che poco prima toccava con la sua mano. Guardava la bocca vermiglia che non aveva bisogno di trucco, il sorriso grande e luminoso che ogni tanto le scappava. Quando rideva, a volte abbassava il capo e lo spostava da un lato nascondendosi, altre volte alzava il mento in alto, e scoppiava in una risata prorompente.

Gli sguardi di Francesca e Tristan si sfiorano in quel bar da urban-cowboy, dove niente sembra poter nascere, puoi solo cercare di non affondare nello squallore della propria vita spesa solo in alcool, sesso e blues.

Ma gli sguardi di loro due sono diversi, hanno riconosciuto l'amore.

Un amore difficile, lei è una ragazza che vive alla giornata dove vige solo il presente, non fa progetti se non quello di stare bene, oggi, senza un domani, senza guardare al passato, senza progetti per il futuro.

Tristan è diverso, è un alcolizzato, vero, ma ha principi di vita solidi, non può lasciare la moglie, la sua ancora di sicurezza, la donna che l'ha sempre sostenuto ed aiutato nei momenti più bui della sua vita.

"Si inebriò di melograno, e annusò quei capelli scuri di terre lontane."

Lei è italiana, lui è americano.

Può scoppiare l'amore tra loro due? Il loro amore avrà un futuro?
Il profumo di vaniglia e i lunghi e sensuali capelli scuri possono ammaliare a tal punto da dimenticare i sani valori del matrimonio, per una donna abituata a prendere ciò che vuole?

La amo, lei mi ama ed è una brava donna. Ha una buona posizione,e si fa il culo da una vita. Mi ha sempre supportato e aiutato quandoero nella merda. Ti sei mai fatta il culo, tu?In modo diverso.Come? Girando il mondo con i soldi della tua famiglia?Ah ah. Non nel senso che intendi tu, ma studiando e viaggiando conil sostegno di chi crede in me, questo sì, e lavorando nei ristoranti per tirareavanti. Se non avessi fatto così, non avrei potuto perseguire il mio sogno,e mi sarei ritrovata a fare un lavoro che non amo per tutta la vita. La vitanon è la carriera, per me.Sei fortunata. Veniamo da due realtà diverse, italiana.Sì, ma tu non vuoi capire quello che sto cercando di dirti.Mi stai chiedendo di ritrovarmi sotto un ponte insieme a te. Tu anchecerchi di sbarcare il lunario con l’arte, ma sai che non è così facile. Comevivremo, italiana?Che importa come! Ce la caveremo insieme. Non serve avere tantoper essere felici.Sì, come no. L’amore non basta, piccola. Ci sono realtà con cuifare i conti. Tu vivi in un mondo tutto tuo. Io vengo da un piccolo paesedi campagna qui vicino, mio padre non ha mai rispettato la mia scelta. Esono un uomo Francesca, per te è diverso.Quindi che vuoi dire? Che devi rispettare un ruolo?Vuol dire che ho già fatto quello di cui parli. Sono già scappato dicasa per seguire un sogno, senza una lira. L’ho fatto con mia moglie, dopoil college. Anzi, io non l’ho nemmeno finito. Abbiamo lavorato sodo percostruire quello che abbiamo. Siamo pieni di debiti, ho un mutuo sulle spalle,in più devo finire di pagare l’avvocato per un altro casino che ho combinato.


L'autrice Nicole Pezzotti affronta la storia e la conduce come se fosse una ballata country, dove la tristezza si mescola con il suono della musica, con le parole delle canzoni e con tanti bicchieri di birra e di tante sigarette.

Non aspettatevi il solito romanzo d'amore, questo non lo è, o meglio, è affrontato con uno stile decisamente diverso, inusuale. Eppure ti coinvolge e ti trascina in questa storia amara, triste ma vera, come lo è la vita. 

Non tutte le storie hanno un finale come le principesse della favole. questa è una storia vera di amore, intrisa di realtà dove la quotidianità dei soldi, soffoca anche gli amori più travolgenti.
Una favola moderna, di donne emancipate e di cowboy stanchi.

Una favola di oggi scritta, coraggiosamente, come una canzone.

L'autrice sa creare l'atmosfera giusta per questa trama, e sa delineare i suoi personaggi rendendoli veritieri e vicini al lettore.
Una scrittura incalzante che, attraverso i dialoghi, ti fa conoscere i personaggi, e tu lettore devi andare fino in fondo per conoscere Tristan, il cowboy, stanco e intristito dalla vita, e Francesca, moderna e volitiva ragazza italiana.

Il sesso si mescola con il fumo e l'alcool, in quel bar di periferia, fumoso e squallido, l'amore può vivere, forse, o è già predestinato.
Lo stile dell'autrice è decisamente autentico, rocchettaro, ironico,  a tratti anche malinconico.

Un romanzo che leggi piacevolmente per lo stile e per la trama.



Sinossi
Cosa succede se una giovane donna volitiva e determinata, abituata a prendersi tutto dalla vita, decide di avere l’uomo sbagliato? Magari dall’altra parte del mondo, e rivoluzionando tutte le tecniche del corteggiamento conosciute? E a suon di blues...?
Un romanzo di formazione al contrario, senza happy end e principi azzurri, nella terra dove tutto è possibile, compresa l’entusiastica accettazione della vita.
Scheda libro
Autore: Nicole Pezzotti
Titolo: La morte non è ammessa, qui
Casa Editrice: WriteUp Site
Pagine: 272

martedì 3 aprile 2018

Helen Macdonald: Io e Mabel ovvero l'arte della falconeria


Io e Mabel ovvero l'arte della falconeria
Helen Macdonald
recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Il padre di Helen, celebre fotografo del National Geographic, è morto, improvvisamente, d'infarto. È un duro colpo. La morte è sempre difficile d'accettare ma la mancanza di un padre è destabilizzante. Helen, autrice e protagonista del romanzo non sa come affrontare il lutto, ha un lavoro instabile, non ha una relazione, nulla e nessuno che possa aiutarla a superare questo triste momento si rifugia anche in una breve storia d'amore, ma è solo un piccolo tamponamento ad una vita che ha perso senso. Si allontana da tutto e da tutti. Si allontana da Lo0ndra, dalla madre e dal fratello.
" Dopo la morte di mio padre Londra mi sembrava un posto spettrale, esangue e corrosivo, oppresso da valanghe di nubi."
Si allontana dalla vita cittadina e si rifugia nei boschi, immersa nella natura, negli alberi e nel silenzio.
"Non esiste dolore in terra che la terra non possa guarire"
Decide di comprare un rapace ed addestrarlo, compra un astore, rapace predatore sanguinario, che chiamerà Mabel.
Si rifugia in casa con lei e vive per mesi rinchiusa per addestrarla al meglio. I suoi pensieri si concentrano sull'addestramento del rapace, ma questo la porta ad addentrarsi ancora di più nella solitudine. Una depressione che prende una direzione derivante, la relazione ossessiva con il rapace la esclude da ogni rapporto umano. Ci sono solo le e Mabel. Nessun 'altro.
"Ed è allora, seduta al bar davanti ad un caffè ormai freddo, che per la prima volta penso seriamente a ciò che sto facendo. A ciò che intendo fare con l'Astore. Uccidere cose . Produrre morte."

Nella figura del rapace cerca la figura del padre come quando era piccola e suo padre la portava nei boschi.
" Con quell'astore volevo andare in cerca di mio padre, volevo andare a cercarlo e riportarlo a casa."

Passa mesi immersa nella natura selvaggia cercando di far riaffiorare i ricordi di quando con suo padre andava per boschi, in mezzo alla natura, Ma riemergono solo ricordi, il padre non ritorna. Lei è sola, sola con Mabel.
"La natura con i suoi boschi verdi e tranquilli allevia e guarisce ogni afflizione".

Il suo rapporto con Mabel la stacca da tutti gli amici, vive con il rapace una perfetta simbiosi, vive nello sporco, non ha più cura del suo corpo, il suo unico obiettivo è insegnare a cacciare al suo Astore.
" Cacciare con l'Astore mi portò al limite della mia umanità."

La sua vita è ormai al limite, ma durante la celebrazione della commemorazione del padre, ad un anno dalla morte, scopre l'affetto degli ex colleghi verso il padre, la rincuora e mette in subbuglio il suo cuore.

L'autrice in questo romanzo affronta il tema della rielaborazione del lutto, lo fa attraverso al sua storia personale, ma non aspettatevi un romanzo autobiografico.
Descrive il dolore e le varie fasi dell'autodistruzione e della rinascita in modo particolareggiato e corale. Il suo dolore è il dolore di ognuno di noi quando ha subito una perdita importante.

 Per Helen suo padre era il suo mondo, il suo genitore, il suo amico, il suo professore. Condividevano le stesse passioni e per questo la perdita è ancora più dolorosa. Il rapporto ossessivo è descritto nei minimi dettagli, con una scrittura perfetta, analitica che ti sembra di essere lacerata mentre leggi le sue parole.

 L'istruzione del rapace è descritta in modo particolareggiata ed anche se non si ama la falconeria, ne rimane stregato. Nell'istruzione di Mabel l'autrice si avvale di un testo " The goshawk" di T. H. White che sarà fondamentale nell'addestramento di Mabel. Un libro il cui autore è simile ad Helen , anche lui amante del vivere selvatico ed isolato. Un libro nel libro.

Sa condurre la narrazione Helen, sa come affascinare il lettore.
Lo incanta con questa antica arte, tradizione dei secoli scorsi. 

Lo incanta quando descrive i boschi e la natura selvaggia che circonda i luoghi dove vive in assoluto silenzio con Mabel.

Lo incanta con questa sublimazione ossessiva del suo rapporto con Mabel, una quasi fusione tra i due esserei, una vita in simbiosi. 

Lo incanta per la bravura con cui sa trasmettere la perdita, il dolore, la depressione e infine la rinascita con il raggiungimento di nuove certezze e consapevolezze. 

Un libro di dolore ma anche di speranza.

Un romanzo che si avvale della bellezza della natura anglosassone e del verde dei sottoboschi.

L'autrice ha una scrittura potente, forte, che cattura ed incanta. Una storia autobiografia la cui forza narrativa porta alla coralità dei sentimenti che lei ha provato.

La sua scrittura, nitida, chiara, cruda, rende il dramma della rielaborazione del lutto autenticamente e dolorosamente  angosciante. 

Un libro che sa regalare emozione anche attraverso un linguaggio ed immagini dure. Un romanzo che sconvolge per la particolareggiata scrittura di tutti gli stati d'animo.

Un romanzo che sa essere universale.


Sinossi

Nelle prime pagine del libro Helen Macdonald riceve una telefonata: il padre, celebre fotoreporter, è morto all'improvviso d'infarto. Priva di legami e di un lavoro stabile (è ricercatrice associata part-time all'università di Cambridge), Helen si accorge bruscamente di non avere nulla che possa distrarla dal lutto e sprofonda in una violenta depressione. Passano i mesi: instaura una relazione sentimentale e poi la sabota, legge testi sul lutto, si isola, si trascina. 
Poi, d'improvviso, un sogno ricorrente sui falchi fa scattare in lei una sorta di epifania: per uscire dal gorgo che la soffoca addestrerà un falco, ma non un falco qualsiasi, piuttosto un astore, uno dei piú grossi e feroci rapaci che esistano, un animale del sottobosco, sanguinario e predatore. Cosí entra in scena Mabel, «un rettile. Un angelo caduto. Un grifone uscito dalle pagine miniate di un bestiario». 
Helen si ritira dalla comunità per dedicarsi esclusivamente all'addestramento dell'animale, in un isolamento ossessivo. Il racconto dell'addestramento, dell'osservazione del comportamento della giovane Mabel, della paura, della fascinazione e della strana tenerezza che prova per l'animale, s'intreccia con la rilettura del libro The Goshawk di T. H. White e quindi con la rievocazione della biografia di questo scrittore, autore tra le altre cose di un libro su Artú poi ripreso dalla Disney inLa spada nella roccia.
 Mentre segue il suo astore che caccia, Helen si accorge con sgomento della propria metamorfosi in puro istinto, della propria trasformazione progressiva in qualcosa di selvatico. Scopre, a mano a mano, la natura selvaggia del lutto stesso e del fatto di esservi immersa al punto da perdere la propria identità umana nel tentativo di diventare distaccata e invulnerabile come il suo astore. La sua identificazione con il rapace che uccide fagiani e conigli, ma anche con le vittime di quella ferinità, rappresenta una contraddizione talmente faticosa che rompe in qualche modo il sortilegio perverso che si era tirata addosso. 
A poco a poco Helen comprende che «le mani umane sono fatte per tenere altre mani», non solo per indossare un guantone e portare un falco. Capisce il suo bisogno di comunità, l'idiozia dell'isolamento esasperato e in qualche modo comincia a rientrare nella società, anche accettando di curare la sua depressione. Cosí Mabel smette di essere forzatamente un simbolo e il suo falconiere può finalmente permettersi di guardare (e rispettare) l'animale per quello che è. E tornare alla vita.
Scheda Libro
Autore: Helen Macdonald
Titolo: Io e Mabel: ovvero l'arte della falconeria
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 292




















mercoledì 28 marzo 2018

La meccanica del cuore di Mathias Malzieu


La meccanica del cuore di Mathias Malzieu
recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Il 16 aprile del 1874 ad Ediburgo, nella notte più fredda che un essere umano ricordi è nato Jack, il protagonista del romanzo. Una notte piena di neve e ghiaccio. È stato fatto nascere dalla dottoressa Madeleine, la levatrice delle puttane, forse lo era anche sua madre, o forse era soltanto una donna senza mezzi che ha rinunciato al suo bambino, un piccolo "fiocco di neve ", "un uccello bianco con i piedoni".

 La madre non lo guarda nemmeno,  lo lascia alla levatrice che gli procurerà una famiglia. Ma il cuore di Jack smette di battere, si è ghiacciato per il troppo freddo,  Madeleine non vuole lasciarlo morire, gli cuce addosso un nuovo cuore, un cuore particolare: un orologio a cucù.
"Tic, tac fa l'orologio. Bu-um, risponde il cuore, e e le arterie si colorano di rosso. Pococ a poco il tic-tac eil bu-um accelerano. Tic tac. Bu-um. Il cuore batte ad una velocità normale."

Il bambino cresce, diventa un fanciullo, nessuno ha voluto adottarlo, è rimasto con colei che l'ha fatto nascere. Lei lo ama come un figlio, quello che non ha avuto. Gli insegna tutto, ma soprattutto a stare attento al suo cuore, alle lancette. 
Non deve toccare le lancette, non deve mai arrabbiarsi, e non deve assolutamente innamorarsi. Perché ogni forte emozione rischia di spezzare quel cuore fragile che gli è stato cucito addosso.
E poi quel grande campanile che rintocca con un cuore dieci volte più grande del mio.
"È mio padre quello' "No, no, non è tuo padre...È la grande campana dell'una, suona solo una volta al giorno"
La prima volta che Jack  va in città, vede una bambina come lui, ed il suo cuore impazzisce, comincia a battere forte, sempre più forte. Si è innamorato di quella bambina andalusa, dalla voce soave e melodiosa. 

Quel sentimento che doveva nascondere è sfuggito alla razionalità ed ha vibrato forte,
fortissimo. Perché questo è l'amore ed al cuore non si comanda.
All'improvviso il mio cuore a cucù inizia a suonare, fortissimo, molto più forte di quando ho le mie crisi. Sento gli ingranaggi girare vorticosamente come se avessi ingoiato un elicottero. Il carillon mi rompe i timpani, mi turo le orecchie e ovviamente è perfino peggio. Le lancette mi taglieranno la gola.

Va a scuola per rivederla, ma lei non c'è più. Adesso che è uscito allo scoperto deve scontrarsi con gli altri ragazzi, i bulli odierni, lui è diverso, e tutti lo deridono, compreso Joe, anche lui innamorato di Miss Acacia. Per lei sfida Joe, e scappa in cerca di lei fino in Granada.
Il mio cuore fugge dal suo involucro-prigione. Vola attraverso le arterie, si sistema dentro il cranio per diventare cervello. In ogni muscolo e fino alla punta delle dita, il cuore!

E finalmente il suo cuore esploderà d'amore sfidando le dinamiche della meccanica del cuore.
Questa notte balzerò sulla luna, mi sistemerò nella falce come se fosse un'amaca e non avrò alcun bisogno di dormire per sognare.

L'autore in questo romanzo passa da pagine di una bellezza surreale a pagine più drasticamente realistiche e ci regala una storia che ha il sapore di una fiaba.

Un romanzo che parla di un amore puro, sublime, intenso, privo di qualsivoglia interferenza, non a caso nasce quando sono ancora dei bambini si sviluppa, cresce, e comincia a provare sentimenti contaminati, tipiche di età più adulte, come la gelosia, il tormento, la mancanza di fiducia. 

L'amore puro perde la sua fragilità e si trasforma, ma non è più lo stesso. Diventando adulti ogni purezza si dissolve per lasciare immancabilmente posto a sentimenti più "volgari".

Un romanzo che pone i suoi pilastri su due punti l'amore e la diversità. Due temi che si intrecciano con una scrittura leggera, limpida, in alcuni punti ironicamente amara. 

 Una stupenda metafora sull'amore dai primi ed innocenti palpiti del cuore, ai vari sentimenti che ne susseguono, come un ventaglio che si apre e ci mostra tutta la verità su questo sentimento sublime, innocente, ma  anche fragile, come l'orologio del protagonista, e bisogna stare molto attenti nell'averne cura, è un sentimento delicato, ogni sbaglio piccolo o grave può turbarlo e anche distruggerlo. 

La meccanica del cuore è solo apparentemente facile, basta girare la chiave del cuore e l'amore va... L'autore, come nelle favole per i bambini, ci spiega come deve essere curato per farlo crescere e diventare saldo, ma non sempre è così, gli ingranaggi sono delicati e possono rompersi o essere strappati via...

Nel romanzo ci sono alcune imprecisioni temporali come "Ho le rughe alla "Charles Bronson" o "ha il viso dei dipinti di Modigliani", che nell'ambientazione di fine ottocento sono sbagliati, ma non toglie nessuna bellezza a questo romanzo  e alla straordinaria fantasia surreale del nostro autore.


Scheda libro
Autore: Mathias Malzieu
Titolo: La meccanica del cuore
Casa Editrice: Feltrinelli
Pagine: 147

Sinossi
Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato.

 La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai.

 L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. 

L'amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, una favola e un romanzo di formazione, in cui l'autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un'indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.









giovedì 15 marzo 2018

"Io mi libro" di Alessandro Pagani

"Io mi libro"
 di 
Alessandro Pagani
recensione di
Maria Lucia Ferlisi

Freddura, ovvero freddare il lettore con la frase ad effetto che avete scritto, letto o riportato. Con poche parole possiamo stendere una persona, amica o nemica che sia. Nel mondo attuale le freddure diciamo così cadono a fagiolo, si perché in un mondo che si esprime con i "messaggini" o i tweet, la freddura calza a pennello.
Chiesa social, scambiatevi un segno: mi piace.
Le freddure racchiudono concetti ben precisi, spesso pregiudizi o luoghi comuni, argomenti preferiti quasi sempre:donne, sesso e motori.

Con giri di parole dal doppio senso ascoltiamo o leggiamo freddure che a volte sono più fredde dei ghiaccioli, pensiamo al freddo humor inglese. I motti hanno vari argomenti, avolte blasonati, a volte scurrili, si passa tranquillamente dal cielo alla fogna, dal cuore al deretano, dal cappello al profilattico.


109. “Il cappello non te lo presto, hai capito? Mettitelo bene in testa!”

131. Che questo sole possa cuocere un uovo in meno di due minuti, ormai è assodato

107. Trovati piccoli profilattici all’interno di un palaz­zo: sono dei condom mini?

"Io mi libro" di Alessandro Pagani raccoglie ben 500 freddure.
L'autore, meticolosamente, ha annotato ben 500 freddure che ha poi riunito per trasformarli in un libro, dove le battute spiritose, si rincorrono con i motti; le freddure si scontrano con parole argute in un interessante gioco di risate, sorrisi, o a volte mezzi sorrisi.

Nel libro è inserito anche un racconto breve, che non si distacca dall'amore per le freddure dell'autore. Immaginate l'autore che si sveglia con le ali, non quelle dopo una bevuta di red bull, ma le ali, ali di un angelo.


"La situazione si fa bizzarra... così mi alzo dal letto, mi guardo allo specchio e non credo ai miei occhi: ho due ALI al posto delle braccia!“Lo sapevo che non dovevo leggere Kafka... sta succedendo anche a me (metà amorfo, sì: è metamorfosi!!)”.

Alessandro Pagani pensa di essere all'interno di un incubo o nel mezzo del racconto di Kafka, solo che è stato più fortunato, non è una blatta, ma un angelo. Certo non sa volare, ma ....  ma sa giocare con le parole, ed inglobarle umoristicamente nel racconto.

"Dopotutto, non so niente di aerodinamica e di spinte, di apparati vertebrALI e di traiettorie, di ALIquote e velocità... Forse è troppo rischioso provare da qui: se non riuscissi a prendere il volo, cadrei da un’altezza trascurabile, e forse mi salverei. Ma, se provassi da punti più alti e non riuscissi a volare, cadrei da altezze letALI... Calma, ci devo studiare un po’ su. Ma la prossima volta, non avrò nessun ALIbi”."


Lo stile dell'autore è perfettamente in sintonia con il libro, ironico, divertente, graffiante. Se volete regalarvi una lettura di sorrisi, vi assicuro che l'autore ha raggiunto l'obiettivo.

Sia le freddure, i consigli, gli ossimori ed il racconto espletano il loro dovere, il riso è assicurato, relax pure. 
Poi se volete conoscere meglio l'autore vi consiglio di visitate  il suo blog: 
http://iomilibro.altervista.org/
 e  scoprirete l'eclettismo di Alessandro Pagano.


AUTORE : Alessandro Pagani
TITOLO : Io mi libro
EDITORE : 96, rue-de-La-Fontaine Edizioni
PAGINE: 78
SINOSSI: 

Ogni nostra azione, atteggiamento o consuetudine si presta a diverse sfaccettature emblematiche. Nel contesto di quest'opera, l'autore ha cercato di immaginare diverse situazioni surreali che possono scaturire durante i nostri piccoli e grandi avvenimenti quotidiani nel corso del lavoro, nel tempo libero, tra le notizie di cronaca e attualità, nelle nostre consuetudini, e più in generale nel corso di ogni situazione paradossale che ognuno di noi, spesso a propria insaputa, può improvvisamente trovarsi ad affrontare: momenti generati dal teatro dell'assurdo, da presunte coincidenze derivate dall'ambiguità d'una parola, dal fraintendimento d'una frase, o dalla verve 'tragicomica' ed inconsapevole dei protagonisti. E come il titolo richiama, tutto visto dall'alto con la leggerezza dello spettatore neutrale che osserva attraverso occhi distanti ma non distaccati, in una sorta di sospensione critica nei confronti delle nostre caratteristiche principali.

Rifacendosi a maestri dell'umorismo quali Marcello Marchesi, Achille Campanile e Giovannino Guareschi, "Io mi libro", è una ginnastica per la mente ed un'esplorazione del lessico italiano in un caleidoscopio di lettere che si scambiano e si combinano come in un grattacapo enigmistico, oltre un piacevole riflettersi - dentro una prospettiva meno cupa - all'interno di un compendio ricco di significati allegorici. 

Un modo diverso per smitizzare stereotipi e stemperare l'eccessiva serietà con cui l'uomo vincola la proprio esistenza, a dispetto del lato più brillante, goliardico, e virtuoso, che ognuno di noi porta dentro. 


A chiusura del libro, le classifiche personali dell'autore ed un breve racconto dedicato al sogno dal titolo "Breve raccorto onirico".




BIOGRAFIA:

Alessandro Pagani, nato a Firenze nel 1964, è scrittore, musicista, operatore volontario a favore degli animali, ed impiegato presso l'Azienda Sanitaria Fiorentina. 

Appassionato di letteratura e musica, ha fatto parte durante gli anni '80 del movimento artistico underground fiorentino "Pat Pat Recorder". Nel 1988 inizia un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali Stropharia Merdaria, Parce Qu'Il Est Triste, Hypersonics, (con cui ha partecipato ad Arezzo Wave), Subterraneans, Malastrana e successivamente con i Valvola, assieme ai quali fonda nel 1997 l'etichetta discografica Shado Records, attiva fino al 2007. Attualmente è batterista del gruppo rock Stolen Apple, con il quale ha fatto uscire l'album di debutto "Trenches" a Settembre 2016. E' anche componente della giura del concorso di poesie "Daniela Pagani e Manuela Masi" patrocinato dal Calcit Chianti Fiorentino, ed un assiduo volontario del Canile Del Termine di Sesto Fiorentino (Fi). 

"Io mi libro", edito dalla casa editrice "96, Rue De La Fontaine" di Torino 
(una frase del libro apparirà anche sull'agenda Comix 2019), è la sua seconda pubblicazione dopo il manoscritto "Perché non cento?" stampato da Alter Ego/Augh di Viterbo (Aprile 2016), ed il libretto stampato in proprio del 2015 "Le Domande Improponibili".

lunedì 12 marzo 2018

Vestita di sole. Maddalena, storia di una religione inventata di Paolo Proietti

Vestita di sole. Maddalena, storia di una religione inventata.
di
Paolo Proietti
recensione di 
Ferlisi Maria Lucia

Paolo Proietti, con questo saggio, aiuta a far chiarezza su alcuni misteri che da secoli si tramandano, senza mai aver raccolto prove o teorie certe, se non, a volte, finte o manomesse.

Il nostro autore in questo saggio, dal sapore di un romanzo,  cerca di confutare alcune teorie che Dan Brown, con "Il codice da Vinci", ha fatto riemergere con nuova forza, nuovi misteri e vecchi silenzi da parte della Chiesa.

Tutto ha inizio dalla ricerca ossessiva nei secoli, della coppa del Santo Graal. 

L'autore, che è anche uno storico dell'arte, inizia raccontandoci la storia di Ivano, cavaliere alla corte di re Artù. 

Ivano, durante la ricerca del Santo Graal, s'imbatte nell'albero della vita, da cui fuoriesce l'acqua, lui ne raccoglie un po' nel palmo della mano, questo scatena l'ira del Cavaliere Oscuro che difende quel luogo, immerso nel cuore della foresta, dagli estranei.

"Improvvisamente, nel dolore dell’assenza, la sua mentesi ritrova in un attimo divisa in due: da un lato il mondo di veglia con la sua etica, la sua estetica, i suoi usi e costumi. Dall’altro il ricordo dell’esperienza di sogno, vivida quanta la percezione della realtà empirica, ma ormai irraggiungibile.
Il profondo turbamento, derivato dall’abbandono dello stato di sogno, provoca una doppia consapevolezza, uno stato schizofrenico, un Io diviso: come vivere improvvisamente
Ivano, come i samurai giapponesi, deve adesso imparare a ritrovare la via per il Castello della Signora, riunirsi alla sua Sposa, ristabilire l’unione e integrarla nella vita di veglia.
Ma gli mancano gli strumenti. La spada della razionalità, che permette di districarsi al meglio nel “mondo di veglia”, non ha nessun potere contro le creature del sogno, e lo stato di semi-coscienza
(o coscienza dello stato di sogno), che lo aveva condotto Ivano soffre. Vuole, anzi deve tornare dall’amata, ma il mondo di sogno è interdetto a coloro che vogliono avventurarvisi montagna con le pinne e la maschera da sub. Non ce la potrà fare da solo. Si mette in cammino, ma si perde nella foresta. Impazzisce. Vive tra le bestie, e come le bestie."

L'autore prosegue, confutando una ad una, con prove, citazioni, documenti e riferimenti ben precisi sia le teorie di Ron Howard che quelle di Dan Brown. Le spiegazioni fornite per la ricerca del Santo Graal, che diventa Sang Real, porta Il Cristo in fuga con la moglie, Maddalena, fino in Francia .
Doveva essere un uomo affascinante, Saunière. Quel che è certo, però, è che non sarebbe mai passato alla storia se, nel 1946, le sue proprietà non fossero passate ad un noto ristoratore, Noël Corbu. Corbu era intenzionato a trasformare Villa Bethania in un ristorante di successo (cosa poi avvenuta
nel 1955; dal 1990 è un albergo a cinque stelle). E, per incrementare il turismo nella zona, pensò di giocarsi la carta del mistero. Nel gennaio 1956 fece pubblicare su un quotidiano quale raccontava che Saunière, restaurando la chiesa della Maddalena, aveva ritrovato il tesoro di Bianca di Castiglia5, sposa, di Luigi VIII."

Nel corpo del saggio c'è una parte descrittiva, corredata da riferimenti iconografici, che comprovano le sue teorie e molte altre  conosciute, anche attraverso il Codice Da Vinci. Mettendo in discussione la religione stessa, insinuando il dubbio che la Chiesa si sia basata su degli archetipi falsi, per millenni.


"Il Graal, in questa ricostruzione resa famosa da Dan Brown, sarebbe il ventre di Maria Maddalena, ovvero la discendenza terrena di Gesù. Per secoli, i Maestri di un’associazione segreta, detta Priorato
i nipotini di Cristo. E per secoli la Chiesa avrebbe tentato di far fuori protetti e protettori, e di impossessarsi delle pergamene. I documenti, di cui si dice nessuno abbia mai visto gli originali, sono scritti in un linguaggio criptico, incomprensibile.."



Dopo queste necessarie basi e notizie, l'autore entra nel merito della figura di Maria Maddalena.

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. (Apocalisse 12,1–2)


Una donna giovane, bella, dai splendidi capelli lunghi e rossi. È ritratta sempre a fianco del Cristo, in atteggiamenti, postura e abbigliamento carnale, voluttuoso e molto sensuale; rappresentata anche nuda, o coperta solo dai lunghissimi capelli, eppure mai censurata dalla Chiesa. Perché?

In pittura, Maddalena è sempre ritratta come una giovane bella e sensuale, dai lunghi capelli ramati e i lineamenti delicati. La rappresenta così anche Carlo Crivelli49, nella Pala di san Francesco50, anticamente custodita a Fabriano. Un’opera affascinante: nella lunetta superiore si vedono Maria, Giovanni e la Maddalena intorno al cadavere di Cristo. Maria è anziana, ha il naso leggermente aquilino e porta un manto nero, come nel Compianto di Botticelli. Giovanni è efebico e boccoluto, come nell’Ultima cena di Leonardo. E Maddalena, come al solito, è bella e bionda,

Allora è la sposa del Cristo, se poi notiamo che la madre, ovvero la Madonna,  non è mai presente nelle ultime ore di vita del figlio, le perplessità aumentano. Magdala e Gesù si sono allontanati dalla Palestina per recarsi in Francia e generare la dinastia merovingia? O sono invece rimasti sempre lì?

Il saggio di Proietti riuscirà a fornirci molte risposte, dettate da una ricerca attenta ed approfondita, basata non solo sulla ricerca storica di documenti e libri. L'autore sa leggere con attenzione le figure, i colori e le posizioni delle figure rappresentate nei quadri e da autori come Leonardo, Caravaggio, Rubens...


Come il dipinto di Leonardo L'ultima cena, il quadro che maggiormente ha richiamato l'attenzione di molti, nella ricerca del Santo Graal, nei secoli scorsi ed anche oggi, ma ogni volta aumentano le perplessità, i dubbi e misteri. Ogni attenta lettura fornisce nuovi indizi e nuove prove. Anche l'autore proietti ha la sua versione in merito alla figura "femminile" dai capelli rossi che vediamo vicino al Cristo.

"Nonostante nessuno sappia dire di cosa si tratti (una coppa? un vassoio? la discendenza di Cristo e Maddalena?), è uno dei miti più duraturi della storia dell’umanità, oggetto dei desideri di scienziati, politici e cercatori di tesori, pronti a giurare sulla sua reale esistenza. Ma se Cristo, quel Cristo di cui ci parla la nostra Chiesa, non fosse mai esistito, come potrebbe esistere il calice nel quale ha bevuto?"

Questo saggio è rivolto a chi ama i misteri che si nascondono nella Sacra Chiesa, in questa ricerca che da millenni segue la ricerca della coppa del Santo Graal, nella ricerca perenne della verità

È un libro che fornisce approfondimenti in maniera attenta e precisa. I riferimenti storici, biblici ed evangelici sono mirati, corretti e accurati, da storico meticoloso e scrupoloso.

Un testo corredato da magnifiche foto che avvallano le sue tesi e rendono la lettura ancora più leggera e agevole.
Un libro denso di mistero, di enigmi avvolgenti, segreti celati, dogmi indiscussi e verità occultate. 

Un testo che getta nuova luce sulla donna "vestita di sole" e apre nuovi dubbi.

Un libro dalla scrittura ricercata e leggera, dal ritmo fluido e profondo. La penna diligente e saggia  dell'autore scorre con leggerezza nei meandri misteriosi degli enigmi, e  accompagna il lettore nella conoscenza dei misteri della Chiesa  nel suo romanzo.

 Paolo Proietti conosce la materia, senza approssimazioni, ma con la ricerca attenta e inequivocabile dei testi storici, per regalarci uno spiraglio di verità ai tanti dubbi sulla nascita del Cristianesimo.


Scheda Libro

Autore: Paolo Proietti
Titolo: Vestita di sole
Casa Editrice: WriteUp
Pagine: 164

Sinossi. Maddalena è senza dubbio la donna più misteriosa dell'intero Cristianesimo, e forse dell'intera storia occidentale. Se pensavate che Dan Brown e Il Codice da Vinci vi avessero svelato tutto di lei (sposa? seguace? apostola di Cristo?), sarà impossibile resistere al fascino delle pagine di questo volume. Attraverso una grande perizia iconografica e sorprendenti colpi di scena, come in una vera e propria spy story, riaprirete uno degli x-files più avvincenti di sempre. Mai sentito un certo Giuda di Gamala?. 




La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole