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martedì 18 aprile 2017

La signorina Else di Arthur Schnitzler



La signorina Else di Arthur Schnitzler

recensione a cura di 

Ferlisi Maria Lucia

Else, una bella, ironica, intelligente e giovane diciannovenne viennese, si trova in vacanza a San Martino di Castrozza, nota località di soggiorno in montagna per clienti benestanti, a spese della zia. La giovane ragazza, durante la vacanza, riceve una lettera dalla madre. Il padre, noto avvocato, ha il vizio del gioco ed è sempre pieno di debiti, ed in lotta con i creditori. 

La madre nella lettera le chiede di implorare i soldi, per estinguere il debito del padre, con il rischio della galera e la paura di un suicidio per lo scandalo che il suo arresto creerebbe, ad un amico del padre, signor von Dorsday, che sta soggiornando nel suo stesso albergo. La cifra da richiedere è di 30.000 fiorini che con una seconda missiva diventeranno 50.000.
Tale richiesta mette in subbuglio la ragazza, non le piace dover chiedere questi soldi, a causa del vizio del gioco del padre, ma al tempo stesso è consapevole che non vi è altra scelta. 


Lei non può contribuire, non lavora, non sa fare nulla, ha solo studiato, sa suonare il piano, sa come ci si comporta nella società, ma di produttivo non sa fare altro. Alle donne non è richiesta nessuna capacità se non quella di cercare marito, possibilmente un buon partito, sposarsi e mettere al mondo dei figli.
Questo è ciò che chiede la famiglia e la società borghese in cui vive.

L'amico del padre, quando riceve la richiesta di denaro da parte di Else, acconsente, ma la ragazza dovrà portarsi nella sua camera, o nel bosco, in un luogo appartato che conosce solo lui, e mostrarsi a lui, completamente nuda.
La scelta non è facile, la sua vita contro quella del padre. 
Per la libertà del padre vale la pena compromettere il suo onore? Quello che le chiede sua madre alla fine è una richiesta di prostituzione, alla quale lei deve assoggettarsi, una ricatto genitoriale, di cui è consapevole e la rende ancora più vulnerabile di fronte alla consapevolezza che sia la madre che il padre immaginavano quale potesse essere il debito da pagare in cambio del denaro...


Come può contrapporsi a queste duplice richiesta una della madre, l'altra dell'amico del padre.
E' amareggiata, delusa, triste e sola in questa scelta da cui dipende la vita di suo padre, contrapposta alla sua onorabilità.
Può esistere un metodo per sfuggire a questo vile e duplice ricatto? Sì esiste.

Ancora una volta un romanzo breve, riesce a scatenare una tempesta di emozioni, dimostrando che il numero delle pagine non determina la qualità di un romanzo. Una storia che si consuma nel giro di poche ore all'interno di un albergo. Questo romanzo breve è un vero capolavoro della letteratura del novecento.

Arthur Schnitzler, attraverso il monologo interiore, cioè la narrazione secondo il punto di vista della protagonista, mette in luce tutti i difetti della società viennese e della famiglia borghese, dove il dialogo è inesistente e dove la prostituzione della figlia è secondaria allo scandalo che creerebbe l'arresto del padre, di cui tutti sanno il vizio del gioco. La verità che si cerca di camuffare, ma che tutti conosco, nella società delle menzogne. 

Nel romanzo non vi sono dialoghi, Else parla a se stessa e riflette. Riflessioni amare, sulla condizione di donna nella società borghese, riflessioni sulla società e sulla sua famiglia così distante e vuota, dove i sentimenti non sembrano esistere. Else non riesce a comprendere questi giochi della società, le rifiuta, non vuole far parte di un mercimonio del suo corpo, perché sposarsi con un uomo ricco per "sistemarsi" non è poi ben diverso dal mostrarsi nuda ad un vecchio bavoso per salvare la famiglia. 


Si tratta sempre di una compravendita di se stessi, del proprio corpo e della propria dignità.

Un conflitto interiore condotto con abilità, tanto da faticare a comprendere che possa essere stato scritto da una mano maschile. Un romanzo sulla corruzione morale e sociale di questa società falsa ed ipocrita una storia moderna ed attuale ancora oggi, dove l'apparire conta più dell'essere, allora come oggi..
Un capolavoro che riesce ad emozionare da oltre un secolo.



Sinossi:

Nell’opera di Schnitzler, La signorina Else è un’aria mirabile, che continua a suonare nell’orecchio di chi l’ha sentita anche una sola volta. Fin dalle prime battute, e poi sempre più trascinati sino alla fine, avvertiamo il battito tumultuante del sangue e delle parole che circolano nella testa di Else, l’adolescente «altera», vivida e appassionata. Incombe su di lei, sulle sue nervose vacanze alpine, una catastrofe familiare. E la madre stessa, con il tono mellifluo e patetico che si conviene alla stregoneria familiare, la invita a vendersi per salvare la famiglia. Tutto il testo di Schnitzler è nella reazione di Else a questa richiesta, vissuta prima come premonizione, quando la lettera della madre non è ancora aperta, e poi come sfida, una sfida mortale. Mai forse un altro narratore moderno era riuscito a fondere il monologo interiore, la fantasticheria, l’azione e il dialogo (e perfino la musica, nella scena culminante) in una simile intimità, dove ogni elemento è il fremente rovescio dell’altro. Non meno di Molly Bloom, Else si offre a noi dall’interno nelle sue minime oscillazioni psichiche, che qui affiorano con quella velocità mentale che la prosa quasi mai riesce a catturare. Ma – e questo è il più azzardato, il più felice artificio di Schnitzler – al tempo stesso la contempliamo dall’esterno e la sua presenza si impone a noi come quella di un’antica eroina.

Scheda libro:

Titolo: La signorina else
Casa editrice: Feltrinelli

Pagine: 123


venerdì 7 aprile 2017

Il bambino che narrava storie

Il bambino che narrava storie di Zana Frailon
recensione a cura di 
Ferlisi Maria Lucia

Un bambino per crescere ha bisogno di ricevere stimoli e di osservare i luoghi dove vive.
Ha bisogno di punti di riferimento come i genitori, la scuola, i giardini per giocare, i giochi stessi. Tutte cose che diamo per scontate. Quale bambino non ha questo?
Subhi è un bambino invisibile e come lui ce ne sono migliaia. Subhi non conosce i genitori, ha solo un vago ricordo della madre che per sfuggire alla guerra si è imbarcata per un luogo dove potesse dare al figlio, appena nato, sicurezza e speranza di poter vivere, lontano da un paese seminato da odio e da guerre fratricide.

Subhi, non sa cosa sono i giocattoli, non sa cosa vuol dire calpestare un prato erboso, non conosce il mare, non sa cosa sia mangiare dei pasti veri, non conosce il sapore della cioccolata.

Il protagonista di questa commovente e tragica storia vive, da quando è nato, in un campo profughi. Vive circondato da ringhiere con filo spinato, dorme in una brandina militare malconcia e quando ha freddo si copre con delle coperte sporche e pungenti. Non sa come possa essere il mondo oltre quella innaturale barriera, lui vive al di qua, e deve stare molto attento, non può giocare o urlare con gli atri bambini, le loro risate infastidiscono i militari che li controllano.
Eppure questi bambini come tutti gli altri rifugiati, non hanno commesso dei reati, allora perché vivono come dei carcerati?

Una domando che rimane senza risposta, sospesa nell'incredulità dei loro piccoli cuori.

Vivono in tende e non hanno un nome, ma dei numeri, lui ad esempio è il numero...

Non hai identità.
Non hai voce.
Non hai nulla.
Sei un bambino invisibile. Una donna invisibile. Un uomo invisibile.

Tenuti come tante bestie nelle gabbie, raggruppati e numerati, senza alcuna identità.
Trattati come tali, non devono chiedere, non devono gridare, non devono protestare. Manca il cibo, arriverà, l'acqua deve essere razionata, la minestra non ha sapore, a volte è metallica,altre volte è gommosa, ma la fame è tanta ed allora ingoi tutto e gratti la ciotola nella speranza che possa essercene ancora. Ti ammali, ma puoi solo vomitare.
Ci sono tanti bambini nel campo di detenzione ed hanno cercato d'inserirli nelle scuole del paese, ma nessuno li vuole. Hanno assoldato un maestro, ma costa troppo ed è stato eliminato, tanto non serve che loro imparino, sono solo dei numeri, perché spendere dei soldi per loro?
Subhi riesce ancora a sognare, ed immagina il mare, ne sente il profumo, sente le onde che lambisco la terra di quel campo polveroso e infuocato d'estate, infangato e freddo d'inverno. I sogni nessuno li vede, non possono essere spezzati, e il bambino continua a farlo nell'indifferenza di tutti quei soldati, di cui solo uno riesce a sorridere incontrando i suoi occhi ed addirittura gli regala dei fogli e delle matite colorate ed anche della cioccolata che il bambino fa sciogliere lentamente in bocca, per apprezzarne il gusto fino in fondo.

Subhi vuole sopravvivere a quelle misere giornate dove la noia fa da padrona.
"solo che sto per cominciare ad annoiarmi, una noia che mi schiaccia. Sto seduto fuori a guardare le gocce di sudore che mi scorrono veloci lungo il gomito, per poi fermarle con un dito. Odio questa sensazione di non sapere cosa fare."

Subhi incontra una sera Jimmie, una bambina al di la della recinzione, lei ha perso la madre e le è rimasto soltanto un quaderno. I due bambini si incontrano tutte le sere, subhi per lei inventa storie e riesce ad incantarla. Sono storie che lo aiutano a superare non solo la noia di quel campo recintato, ma per avere una speranza di sopravvivere e di costruirsi una vita fuori da quella prigione a tutti gli effetti. Sono storie di speranza e libertà, di coraggio e di vita. Subhi e Jimmie sognano insieme un mondo diverso fatto di mare e di libertà, di sapori e di cioccolata, sognano la libertà ed un paese dove possano essere chiamati per nome.
Sognano e sperano che un giorno la loro vita possa cambiare, un domani, magari non tanto lontano.


Un libro forte, commovente e drammatico, raccontato con maestria dall'autrice che riesce a porci davanti alla verità dei campi di accoglienza, raccontandone le atrocità filtrate dagli occhi di un bambino.
Una libro di denuncia, pacata e sottile, ma non per questo meno efficace. Riga dopo riga, pagina dopo pagina non puoi che riflettere e porti delle domande. Un libro che urla le condizioni inumane di queste persone prigioniere pur essendo innocenti, privi di libertà e la cui dignità viene calpestata ogni giorno.
Un romanzo che descrive con precisione accurata la vita che si svolge all'interno dei campi, senza accuse ma con la necessità di narrare la verità quella spiacevole e nascosta. Un romanzo che è cronaca ma soprattutto è pervaso dal bisogno di libertà e di speranza.

Sinossi:

Subhi è un bambino. Nato in un campo di detenzione dopo che la madre è fuggita dalla guerra che stava distruggendo il suo paese. La sua vita è dietro una recinzione, ma il mondo della sua immaginazione è molto più grande di quello della sua realtà. La notte il mare gli porta dei doni, sente il canto delle balene, gli uccelli gli raccontano le loro storie. Ma il dono più bello è la piccola Jimmie, una ragazzina trascurata e vivace, che gli appare una sera dall’altra parte della recinzione. Fra le braccia stringe un quaderno che le ha lasciato la madre prima di morire, ma Jimmie non sa leggere. Subhi, che con la sua fantasia costruisce mondi meravigliosi, inventerà delle storie che incantano Jimmie e che costruiscono intorno a loro l’idea di un futuro e di una vita possibile, anche quando la realtà mostra solo la sua faccia peggiore. Perché è il nostro sguardo a determinare quello che vediamo ed è la nostra capacità di narrare la nostra vita a renderla degna di essere vissuta. E nessuno, più dei bambini, sa trasformare il presente attraverso il filtro dell'immaginazione. Intenso, commovente, «Il bambino che narrava storie» è una favola senza tempo di sopravvivenza e di coraggio che ricorda a tutti l’importanza della libertà, della speranza e il potere della fantasia per chiunque soffra


Scheda libro:

Autore: Zana Fraillon
Titolo: Il bambino che narrava storie
Casa Editrice: Corbaccio
Pagine: 252


https://www.amazon.it/bambino-che-narrava-storie/dp/8867002015







venerdì 31 marzo 2017

L'ultima sposa di Palmira di Giuseppe Lupo

L'ultima sposa di Palmira 
di 
Giuseppe Lupo
Recensione a cura di Ferlisi Maria Lucia


Terremoto 1980 in Basilicata
L'antropologa esperta in civiltà mediterranee parte dal suo Nord per recarsi nel cuore d'Italia: la Lucania, per cercare di ricompattare con lo studio di questi luoghi lo strappo, la ferita che il terremoto ha inferto a questi luoghi sconosciuti.
In questo suo viaggio si imbatte con un abitane del luogo Vito Gerusalemme, un falegname intagliatore. Un vecchio abitante tranquillo di un paese che si chiama Palmira, sconosciuto all'Italia stessa. A lui adesso tra queste macerie, spetta il compito di restituire memoria e ricordi di questo paese. Vito Gerusalemme lo fa nell'unico modo che conosce : intagliare. L'uomo, ormai vecchio, nei suoi armadi intaglia storie e adesso l'ultimo armadio che ha intagliato lo regalerà a Rosa Consilia, l'ultima sposa di questo minuscolo paese. 
Palmira è stata testimone di molte storie, di nascite, di matrimoni, di gioia e di dolore. Storie vere e storie irreali, dove la magia si mescola con facilità alla vita reale. Questo paese è la culla delle tradizioni ma anche dei misteri, di pozioni magiche e scarpe fatte a mano che sono in grado di far guarire chi le calza, donne che predicono il futuro guardando nelle pupille.
Ogni data corrisponde ad una breve storia che Gerusalemme tramanda alla storica che prende nota diligentemente.


Gerusalemme è ormai vecchio e l'ultima sposa non avrà figli. Il paese sarà dimenticato, a Viviana spetta il compito di consegnare al futuro la storia degli abitanti attraverso la testimonianza scritta di luoghi e tradizioni, di persone e case di magia e realtà . Il terremoto mette fine con le sue macerie a una realtà che è già morta. 
Adesso è diventata studio, raccolta storia. 
Parole di un libro di persone che non avranno più un futuro.
Giuseppe Lupo ci trasporta in questo angolo dimenticato del cuore d'Italia, fra  vicoli e stradine dimenticate, lo fa per rendere omaggio ad un paese che non c'è più e che non c'è mai stato. L'autore vuole ricordarci che non dobbiamo disperdere tutto quel bagaglio di ricordi, tradizioni, racconti che ogni paese piccolo o grande che sia possiede come testimonianza e come cultura del luogo.

Un libro piacevole,  scritto con garbo dall'autore Giuseppe Lupo


Sinossi




lunedì 27 marzo 2017

Il lago di Banana Yoshimoto

L'amore è quella passione che divampa forte ed intensa, si sviluppa come un fuoco tra due persone e le loro anime si fondono, si cercano e si amano.
Banana Yoshimoto nel libro: Il Lago, non ci racconta una storia d'amore tradizionale, i protagonisti non sentono le farfalle nello stomaco e non c'è nessun fuoco che arde nei loro cuori. In questo romanzo breve, i due protagonisti Chihiro e Nakajime non sanno se la loro convivenza è il frutto di un amore tra loro due, non si sono conosciuti, non sanno nulla l'uno dell'altro, non sono mai usciti insieme a pranzo o a bere un tè.
Nulla di tutto questo.

La loro conoscenza è nata casualmente, a distanza, tra due finestre poste l'una di fronte all'altra. La loro non era una conoscenza vera e propria, erano le loro sagome a conoscersi, le ombre che si intravedevano, una maschile e l'altra femminile.
Eppure queste due sagome di corpi veri, si cercavano e le due ombre erano felici soltanto quando l'una vedeva l'altra e viceversa.

Un amore che sorride se intravede la luce della finestra e che sente i suoi battiti fermarsi se la finestra è chiusa. Un amore silenzioso, muto e privo di luce, ma riesce a varcare i cuori dei due ragazzi. Un amore che si completa nella paura di queste due fragili anime che non riescono a sollevare le ombre per entrare nella realtà per paura di rompere la delicatezza di questo filo sottile d'amore che li unisce.

Chihiro è una ragazza consapevole del suo essere, dipinge murales, ed è anche conosciuta e ammirata, ma rimane sempre sorpresa di questa non cercata popolarità.
Lui è un genio, studia e studia, sempre, vuole diventare un ricercatore.
Entrambi hanno perso i genitori.
Soffrono.



Insieme cercano di conoscersi, di comprendersi,  lentamente. Lui è entrato in casa, con naturalezza, come se si conoscessero da sempre ed ora devono imparare a farlo.
Perché non è scritto da nessuna parte che per amarsi bisogna conoscersi prima, o il fuoco della passione deve divampare. Ci si può amare nel corso della vita. Le loro ombre si sono già conosciute, adesso devono solo acquisire, poco alla volta, fiducia l'uno nell'altra fino ad aprirsi completamente, allora il passato potrà riemergere, anche se provocherà dolore , anche se metterà a nudo le loro anime.
In questo crescendo di conoscenza d'amore, ha un significato importante il lago, da cui il romanzo
prende il titolo. Il lago,questo luogo magico,che permette ai due protagonisti di raggiungere le radici dei loro segreti. 
Un luogo misterioso, dove si trova la minuscola casa dei due migliori amici di Nakajime, un luogo dove i colori, i suoni e i sapori hanno un gusto sorprendentemente più buoni dal luogo dove vivono. Luogo che nasconde il segreto di Nakjime.

Banana Yoshimoto con la sua scrittura simile al pennello di un pittore dipinge la storia con delicatezza ed armonia. Anche i momenti più dolorosi sono raccontati con garbo, grazia e naturalezza, rendendo il dolore più sopportabile come un fardello più leggero.
Alla fine ci rendiamo conto che per descrivere la tragicità di alcuni momenti della della nostra vita si possono usare parole e gesti morbidi, delicati.
Banana Yoshimoto sa usare le parole più delicate per affrontare la tragedia, con la lentezza nel raccontare la storia, riesce a penetrare gli animi dei due protagonisti di questa elegante e surreale storia d'amore.


Sinossi:
Chihiro ha perso da poco la madre e sta cercando di rifarsi una vita a Tokyo, lontano dalla cittadina di provincia a cui la legano brutti ricordi. Nakajima è tormentato da un passato misterioso che gli impedisce di vivere fino in fondo i propri sentimenti. Mino e Chii vivono in una casa nei pressi di un lago, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. Il lago è uno dei migliori e più sorprendenti romanzi di Banana Yoshimoto, poetico e inquietante, racconta una storia d’amore inusuale, dove il bisogno di affetto  e comprensione diventano più importanti dei tradizionali cliché di una relazione.



Scheda libro:
Titolo: Il lago
Autore: BananaYoshimoto
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 142

http://www.lafeltrinelli.it/libri/banana-yoshimoto/lago/9788807031380


giovedì 19 gennaio 2017

Video recensione

Ciao a tutti/e
oggi voglio sperimentare una video recensione brevissima, su un libro appena letto: La cena delle meraviglie di Camilla Baresani e Allan Bay, edito dalla Feltrinelli.
Come sono andata? Accetto critiche!
Maria Lucia




https://www.youtube.com/watch?v=R1DUPNMziyg&feature=youtu.be

sabato 14 gennaio 2017

Sorridimi Ancora




Sorridimi  Ancora 


E'un libro verità, in cui vengono narrate dodici storie di femminilità violate, come dice l'introduzione, con la prefazione di Lidia Ravera. Dodici autrici italiane hanno dato voce a dodici donne violate, la cui identità è stata annullata insieme con la deturpazione del volto provocato dal vetriolo, dall'acido o dal fuoco.

Un processo di deturpazione definito 
Acidificazione. 

Donne che hanno cercato di superare il dolore grazie anche all'associazione SMILEAGAIN,  i cui membri ogni anno si recano in Pakistan, Nepal ed India per ridare almeno il sorriso a queste donne che sono state annientate, distrutte, ferite. Sono vive, ma sono come degli zombie che camminano, senza avere il coraggio di guardarsi o di essere guardate.



Sono donne vive nel corpo, ma morte nell'anima.

Dodici testimonianze di donne che ci fanno comprendere quanto grande è il loro dolore, l'ingiustizia che hanno subito, perché donne, perché appartenenti ad un ceto sociale minore, perché succubi di una realtà sociale a cui è difficile sottrarsi. A questo libro ed alla forza di quest'associazione il compito di portare avanti la realtà, affinché tutti sappiano l'orrore che si cela in molte realtà domestiche lontane, Nasrren, Saira, Sabra, Kuldeep, Summera, Shamim, Saima, Azra, Shahnaz, Tasneem, Mumtaz e Naseera, ci parlano del perché sono state colpite dal marito, dal fidanzato o da una mano esterna. Tutte loro non comprendono come si possa arrivare a tanto, come può il padre dei tuoi figli distruggerti in un modo tanto doloroso quanto orribile.

"Cosa mi hai fatto? Quale peccato ho commesso per meritare questa condanna. Io, tua moglie di fronte a Dio e agli uomini, che a te ho offerto tutta la vita, valgo meno della tua compassione?"
In un'altra storia leggiamo:
"Le bruciature hanno modificato i gesti, inchiodato le membra. Invecchiato il corpo. La gente mi vede camminare e conosce la storia, sa dell'incidente. L'animale è stato marchiato, punito. Domato".


E' un libro forte, vi entrerà nel cuore e vi farà soffrire, ma soprattutto resterete attonite di fronte a tanto dolore.

Scheda libro

Titolo:Sorridimi ancora
Autore: vari
casa editrice: Giulio Perrone
pagine: 127



martedì 3 gennaio 2017

Solo bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli

Buongiorno carissimi lettori oggi vi posto la recensione, già pubblicata sul sito di Cultura al Femminile, di un libro di Gabriele Romagnoli, SOLO BAGAGLIO A MANO, un racconto che vi farà riflettere sui veri valori della vita e scoprirete che alla fine ognuno di noi può avere il suo bagaglio a mano, basta eliminare le zavorre della vita e scegliere ciò che è davvero importante!
Buona lettura


Viviamo in una società cosiddetta liquida, dove non c'è tempo per fermarsi a riflettere, dove le notizie come i sentimenti scivolano e si dimenticano in fretta.
A volte però è necessario fermarsi, perché vi sono delle domande che meritano una risposta, soprattutto in questi ultimi anni che siamo ritornati a vivere nel terrore degli attentati, siamo diventati dei bersagli mobili.
Allora dobbiamo vivere in questo modo? Dobbiamo aspettare qualche evento tragico o luttuoso per fermarci e fare delle riflessioni?

Vi siete mai fermate a riflettere sulla morte, come può essere morire, quali pensieri possono attraversare la mente di una persona che si accinge a morire? Quante persone interverranno al nostro funerale? Ci accingeremo agli ultimi minuti del nostro trapasso con rimpianti, desideri negati, segreti, persone a cui chiedere perdono?
Tante domande a cui non possiamo dare una risposta, ma il nostro autore Gabriele Romagnoli ha voluto comprendere come possono essere gli ultimi minuti che ci dividono dalla morte. L'autore ha letto che in Corea, a causa dei numerosi suicidi, hanno creato un servizio di veglia funebre con l'intento di far desistere le persone dal suicidio.
Ebbene Romagnoli è volato in Corea ed ha sperimentato sulla sua pelle questo servizio funebre del proprio funerale. Si è spogliato, ha indossato una vestaglia bianca senza tasche, ha compilato il testamento, quindi è stato rinchiuso all'interno di una bara e lasciato dentro.


Ecco adesso l'autore è un deceduto a tutti gli effetti.

All'interno della bara i pensieri di susseguono, personaggi veri che ha incontrato nel suo percorso di vita giornalistica e come uomo sono tanti, ognuno è un ottimo spunto per riflettere, fissare, ricordare.
Ci sono cose importanti nella vita, ma quali sono? In questo secolo del consumismo più sfrenato rischi di perdere di vista, di non capire ciò che è realmente tale e ciò che è superfluo e non necessita di ricordi.

Bisogna paragonare la propria vita ad un bagaglio a mano .


Cosa vuoi mettere dentro lo zaino deve essere veramente necessario e che puoi sfruttare in più occasioni, puoi anche usare degli accorgimenti per ricavare più spazio, tipo mettere le calze dentro le scarpe, in questo modo nel tuo bagaglio puoi aggiungere un elemento in più.
Lo scrittore ci invita a riflettere sulla leggerezza della vita, più è leggera più è facile viverla, proprio come un bagaglio a mano, più è leggero più è facile trasportarlo.
Bisogna allontanare tutto ciò che non serve, buttare via ciò che non è utile, come i ricordi, ciò che noi non ricordiamo è perché non ha valore per noi, l'autore ci invita a non trattenere i ricordi, come i biglietti, i souvenir, le foto o altro, i ricordi veri quelli che per noi hanno un significato profondo, vengono trattenuti, ciò che non ricordiamo è perché non vale la pena di farlo.

"l'unico archivio che conta è la memoria: hai tutto lì, per sempre".

Dobbiamo eliminare i fardelli inutili, che diventano soltanto delle zavorre. Lo scrittore ci fa un esempio significativo, se nella nostra rubrica abbiamo migliaia di contatti dobbiamo chiederci quanti di questi sono veramente amici, quelli che senti almeno due volte nella settimana, altrimenti dobbiamo procedere alla "pulizia" della nostra bakeka. Soltanto in questo modo puoi combattere il consumismo non solo delle cose, ma anche degli amici. Vali se ha una bella casa, un bel lavoro se sei visibile, vali se hai tanti amici virtuali.
Ha senso tutto questo?


"L'esibizione dei beni, risultati, talenti, non è soltanto stucchevole, è anche controproducente. La luce li opacizza, l'invidia li sfregia, il tempo li logora. Proteggerli in apposite custodie è un riguardo, di più: una forma di saggezza...Riappropriarsi dello spazio e del tempo è la vera conquista".

Nelle ore passate all'interno della bara sfilano amici parenti ed amici che non ci sono più., sfilano morti, vivi, assassini, vittime... Persone che hanno avuto un significato, tutto ciò che non rammentiamo, non ha avuto importanza nella nostra vita, ci siamo solo disfatti di un ricordo, di una zavorra inutile. Ecco la vita deve essere così : ESSENZIALE.
Devi perdere il superfluo per capire la ricchezza dell'essenziale.
"il senso di colpa tende a infilarsi nel bagaglio e a renderlo di una pesantezza intollerabile, va scaricato o si resta bloccati"
Tutto il libro è un elogio alla leggerezza della vita come detto all'inizio, perché non puoi avere una vita piena di ricordi, oggetti e persone inutili, superflue:
"perdere la zavorra per ritrovare se stessi".
Vivere con leggerezza in questa società liquida per andare controcorrente essere se stessi e non essere un oggetto di consumo.
Il futuro è una valigia da aprire accentando ogni possibile contenuto. Possiamo provare prepararcela da noi, ma senza esagerare, appesantire o illuderci".


Il libro è stato scritto dopo gli attentati che hanno colpito il cuore di Parigi. Urgeva una riflessione chiara ed esplicita; lo scrittore ne ha avuto la capacità.
La scrittura di Gabriele Romagnoli è agile, scorrevole, brillante. Il libro si legge piacevolmente, e ti rimane dentro, quando arrivi all'ultima pagina ti fermi e anche tu rifletti ed immagini come può essere la tua morte. L'autore in questo libro, autobiografico, insegna , indaga istruisce, ma senza atteggiamenti filosofici, senza parole distanti e astruse, lo fa con parole ed immagini comprensibili da ogni tipo di lettore, perché il messaggio deve raggiungere tutti. La leggerezza deve essere un bagaglio comprensibile ed adottabile da tutti.
L'autore con mano leggera ne illustra i significati per insegnarci che nella vita nostra "entra quel che si vuole".
Autobiografia
Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015) e Coraggio! (Feltrinelli, 2016).

Libro: Solo bagaglio a mano
Autore: Gabriele Romagnoli
Casa editrice : Feltrinelli
Pagine 96





lunedì 7 novembre 2016

Panza e prisenza di Giuseppina Torregrossa

Panza e prisenza di Giuseppina Torregrossa
Marò Paino è una donna poliziotta, che svolge il suo compito in un tranquillo commissariato di quartiere, accanto a lei vi sono il questore Lobianco e Rosario D'Alessandro per gli amici Sasà.
Sono tre persone completamente diverse tra loro ma uniti da una forte amicizia, soprattutto tra il questore e ed il vice commissario Sasà. Marò bellissima quarantenne, è attratta dai due amici, solo che non sa scegliere tra i due, di entrami è attirata dalla loro personalità, ma per non distruggere il bellissimo rapporto di amicizia tra loro, preferisce non scegliere.
Si ritrovano a seguire l'indagine per l'uccisione di un noto e ricco avvocato. Sasà affida l'indagine alla collega Marò, anche perché lui sta seguendo una pista mafiosa.

L'uccisione sembra un pubblico messaggio mafioso, uccidere un avvocato penalista famoso così' in piazza, sa di messaggio rivolto a qualcuno, ma a chi? Si chiede Marò incaricata dell'indagine, la sua prima veramente ed  importante. Il caldo afoso di Palermo rende tutto più difficile. Le indagini sembrano non trovare una via d'uscita, tuttavia per Sasà è un buon motivo per discuterne come lei e recandosi sempre a casa sua Panza e prisenza, come risponde lei ogni volta che le viene chiesto cosa portare per la cena. Sasà è innamorato, ma non vuole dichiararsi per paura di non essere corrisposto, ma anche perché il suo migliore amico, il questore, è innamorato anche lui. 

Questo libro si distingue dagli altri romanzi scritti dall'autrice siciliana, infatti qui abbiamo un giallo in piena regola, con una donna poliziotto che sembra la versione femminile di Montalbano. 
Non lasciatevi fuorviare, la trama è solo un pretesto, alla fine tutto il libro rispecchia gli altri romanzi: La descrizione della Sicilia, quasi come un tour virtuale, i pranzi dettagliati con tanto di ricetta  e sempre  ritroviamo la seduzione, leggera, sottile ma altamente erotica.
E' un libro che ti seduce, che ti ammalia, che ti prende la gola, mentre passeggi con i personaggi all'interno di questa meravigliosa città che è Palermo, dove la mafia è marginale, vi ritroviamo l'ironia, la religiosità, la seduzione, le prelibatezze e i capolavori architettonici racchiusi tutti in questa splendida città, perché Palermo è tutto questo!
Certo non è uno dei soliti romanzi dell'autrice, dove i personaggi sono sicuramente più appassionanti e vibranti, ma vale la pena  leggerlo..o di gustarlo per le sue preziose ricette e per la sua solita bravura!
FLM

Autore: Giuseppina Torregrossa
Editore: Mondadori
pag 189


Sinossi:
Palermo. Un'estate caldissima. E tre poliziotti che più diversi non si potrebbe: il questore Lobianco, severo e forte, Rosario D'Alessandro detto Sasà - amante del cibo e delle donne, affetto da un curioso disturbo della lacrimazione che fa sì che pianga quando si eccita - e Marò Pajno, affascinante e volitiva, relegata in un noioso commissariato di quartiere. I tre sono uniti sin dai primi anni di servizio da un'amicizia più forte di tutto. Tanto che Marò, attratta da entrambi, ha finito per non concedersi a nessuno dei due... Nel medesimo volgere di giorni, Sasà viene incaricato di braccare un boss ricercato da anni e Marò si trova alle prese con un'indagine scottante: chi ha voluto uccidere sulla pubblica piazza uno dei più noti penalisti palermitani? Come se non bastasse, proprio nel momento in cui i due amici avrebbero più bisogno del suo autorevole appoggio, il questore Lobianco sembra preso da altre urgenze. Mentre il caldo avvolge ogni cosa, la barocca festa di Santa Rosalia ricopre le vie della città dei gusci crocchianti dei babbaluci e in riva al mare si levano le preghiere del Ramadan, a Sasà e Marò non resta che ritrovarsi, sera dopo sera, davanti a una tavola imbandita. "Che ti porto?" chiede lui ogni volta, "Panza e prisenza" risponde lei decisa, cioè: solo te stesso e il tuo appetito. Ogni cena una ricetta, preparata da Marò e servita a Sasà in un'atmosfera di speziata ambiguità. Ogni pasto un passo avanti nelle indagini e uno indietro nel gioco di seduzione...

Giuseppina Torregrossa:
Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent'anni come ginecologa, occupandosi attivamente, tra le altre cose, della prevenzione e cura dei tumori al seno.
Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, L'assaggiatrice e con il monologo teatrale Adele ha vinto nel 2008 il premio opera prima "Donne e teatro" di Roma. Presso Mondadori ha pubblicato Il conto delle minne (2009), tradotto in dieci lingue, e Manna e mieleFerro e fuoco (2011) e Panza e prisenza (2013). Nel 2015 è stata insignita del Premio Baccante.

(https://www.ibs.it/libri/autori/Giuseppina%20Torregrossa)

martedì 18 ottobre 2016

Stabat Mater di Tiziano Scarpa

Cecilia, appena nata, è stata abbandonata dalla madre nell'orfanotrofio delle giovani orfane dell'ospedale della Pietà di Venezia.
E' stata accolta dalle suore, le è stato dato un nome e lasciato una mezza rosa dei venti, l'altra metà la possiede la madre, nel caso in cui possa avvenire un ricongiungimento tra loro due, sarà il loro segno di riconoscimento.

Cecilia è diversa dalle altre ragazze dell'orfanotrofio, è solitaria, non parla con le altre, da quando ha compreso che lei stata abbandonata, il suo cuore non pensa che a quell'abbandono, ne sente costantemente il dolore ed il peso della solitudine che l'accompagna in ogni secondo dalle sua giovane vita. 

La notte non dorme, scivola leggera nei corridoi e lungo le scale dell'ospedale. Ha iniziato a scrivere alla madre, non la conosce, ma la immagina, e stabilisce un rapporto delicato e doloroso nel contempo con questa madre immaginaria. 

In queste ore notturne, incontra e dialoga con personaggi diversi, creati dalla solitudine e facilitati dal buio della notte, parla con la morte, questa signora  immaginaria con i capelli pieni di serpenti. Questo dialogo con la  morte le insinua dubbi e perplessità, ed al tempo stesso l'incoraggia a chiedersi sempre il perché delle cose, e le fa osservare la realtà in cui vive con occhio critico, di una ragazza che si affaccia alla maturità. 

Cecilia è sempre rimasta rinchiusa in quell'ospedale, senza speranza di poter uscire o di rivedere la madre, la sua è una vita di solitudine in quella prigione che è l'orfanotrofio, e di tristezza per la consapevolezza che dovrà sempre ubbidire e sottostare alla volontà delle suore, nonostante la giovanissima età, 16 anni, vive come se fosse una donna già vecchia.

Unica consolazione è la musica, suona il violino e fa parte del Coro,  inseme con le altre sorelle di sventura, e  con i loro canti angelici raccolgono soldi per l'orfanotrofio, ed è l'unico momento in cui può uscire nel breve tragitto fino alla chiesa. 
Ma in quelle ore silenziose e buie non sarà più sola incontrerà...... Non vi svelo altro.




Stabat mater è un libro delicato, leggero, vibrante come la musica che pervade tutto il libro. E' una storia di paura, di solitudine di tristezza, visti attraverso gli occhi di una virginea ragazza che si affaccia alla vita, che comincia a porsi delle domande, a cui dovrà dare delle risposte da sola,sa di non potere fare affidamento su nessuno, se non con se stessa. 

Certo potrà continuare a vivere lì dentro, o aspettare che qualcuno la cerchi in sposa, ma dentro il suo cuore nascono domande diverse, e parlando con l'alter ego, rappresentato dalla morte e dalla madre sconosciuta, comprende che la vita può essere anche altrove, non è circoscritta all'insegnamento ricevuto all'interno,  bisogna soltanto cercare di abbandonare le paure e la solitudine del cuore.
Il filo conduttore del racconto è sicuramente l'introspezione del personaggio di Cecilia, ma viva e presente è anche la figura della madre, immaginata, certo, ma è viva in tutte le righe del romanzo.

E' un libro commovente e coinvolgente che consiglio vivamente di leggere



Tiziano Scarpa, 1963, ha vinto con questo libro ben due premi: Strega nel 2009 e SuperMondello  sempre nello stesso anno. Scrive anche poesie, testi per canzoni e opere teatrali. Ama anche cimentarsi nelle letture sceniche ed a partecipato a programmi radiofonici e film.


Maria Lucia Ferlisi

mercoledì 12 ottobre 2016

Un leggero caldo Vento di scirocco di Ferlisi Maria Lucia




Una bellissima recensione di Paola Casadei sul sito "Gli Scrittori della Porta accanto".

http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2016/10/libri-un-leggero-caldo-vento-di.html

Un leggero caldo vento di scirocco di Maria Lucia Ferlisi, Leucotea, 2016. Pregiudizi ed ipocrisia nella Marsala degli anni '30, un romanzo senza falsi moralismi.

Una frase che cita l’autrice è:
Un romanzo che narra di un amore distrutto dal silenzio e dall’orgoglio. 
Semplice, diretto, esplicito. Ma sarà davvero distrutto? Non c’è proprio la possibilità di una seconda opportunità?
Un leggero caldo vento di scirocco è il libro di esordio di Maria Lucia Ferlisi, originaria di Marsala, che ha lasciato da giovane, ma che evidentemente le è rimasta nel cuore.
Ed è proprio a Marsala, una piccola città della Sicilia, che il libro è ambientato, più o meno negli anni Trenta. Si tratta di un breve romanzo che racconta un doppio tradimento, una storia forte, ma resa più leggera dal linguaggio che lei usa e dalla rapidità con cui si svolgono gli eventi.
Ho scelto di leggere il libro per il titolo, mi dava l’idea di qualcosa che trasportasse in un’altra epoca, in un’altra dimensione. Il vento caldo, metaforicamente, si sa, deve cancellare qualcosa, portare via qualcosa: ma cosa? - mi sono chiesta. L’ho letto e non sono stata delusa.
Consiglia e Antonio sono marito e moglie, lei di origini nobili, lui ricco commerciante. Consiglia scopre che il marito la tradisce con una domestica e che questa volta ci scappa addirittura un figlio. Che fare?

La coppia non ha avuto figli e Consiglia ha sempre saputo che il marito la tradiva. 

Ma questa volta non è più disposta ad accettare tutto in silenzio. Il figlio che sta per nascere è un’umiliazione troppo grossa. Quindi fa allontanare la domestica, le molla anche un bel ceffone – non può sapere che la donna non ha fatto niente per attirare l’uomo, è anch’essa una vittima del sistema – ma le passa una rendita mensile per occuparsi comunque del piccolo.
Dopo questo tradimento, Consiglia allontana dalla sua vita il marito nell’intimità della casa, lo frequenta e si mostra come una moglie solo fuori dalle mura domestiche, per salvare le apparenze. Ma l’amore è distrutto.
La domestica, Annita, vedova, povera e con altri figli a carico, non riesce in alcun modo ad affezionarsi al piccolo che non aveva cercato né voluto.
Accetta i soldi della contessa, ma trova il modo di allontanare il bambino, continuando a prendere i soldi di Consiglia.
Pian piano scopriamo chi è davvero Consiglia e capiamo perché ha agito in quel modo, perché questo figlio la umilia e la rattrista così tanto. E assistiamo alla trasformazione del marito che non vuole darsi per vinto e vuole riconquistare la moglie.
Rimaniamo così in attesa del seguito, del finale, perché potremmo aspettarci di tutto. Nutriamo però la speranza che questa volta ci sia il margine per una seconda possibilità: dopo squallide storie di dolore, tradimenti, pregiudizi, stupri, abbandoni, sarà anche il vento caldo di scirocco che aiuta a spazzare via brutti ricordi, cattive decisioni, e permette un finale inaspettato?
Ecco, dunque: è proprio questo bambino, il figlio della colpa, il filo conduttore del libro. Non voglio svelare il destino del piccolo, ma dopo una vita tra umiliazioni, tradimenti e ipocrisie degli adulti che gli stanno intorno ad occuparsi di cose da fimmine e da masculi, deve uscire qualcosa di speciale.
Narrato con una scrittura scorrevole, pulita e punte di ironia e battute simpatiche, Maria Lucia Ferlisi ci indirizza piacevolmente verso una commedia piuttosto che una tragedia, senza attardarsi su facili moralismi.
La lettrice di cartadiMaria LuciaDesign byIole